Confagricoltura Sicilia “Ecco il nostro piano B”

L’agricoltura siciliana sta manifestando sintomi di crisi per i suoi comparti più rappresentativi quali olio, agrumi ed ortofrutta. Le aziende alle prese con questi problemi di ordine economico e commerciale sono in particolare  quelle che più si sono esposte nel campo dell’innovazione, della ricerca e della qualità dei prodotti. Per quelle improntate al “tiriamo a campare” l’attuale crisi continua ad essere solo uno dei tanti sintomi del loro stato di malessere generale.

Fatte queste brevi ma necessarie premesse, spiace dover leggere considerazioni di qualificati esponenti del governo nazionale che riversano sui diretti interessati, le responsabilità di questa ennesima battuta d’arresto per il settore.

“E’ chiaro – commentano dalla Confagricoltura siciliana – che non tutti i mali vengono dagli accordi in deroga firmati dall’UE con i Paesi del Nord Africa, ma è altrettanto vero che la distorsione dell’offerta provocata dall’ondata di prodotti a dazio zero affonda le economie, come quella siciliana, poco organizzata ed alle prese con atavici problemi di ordine strutturale ed infrastrutturale, mai risolti concretamente dalla politica”.

“E come dare un calcio alla stampella dello zoppo”. Sarebbe stato molto più logico ed opportuno prevedere un ombrello di protezione per le realtà più esposte alla concorrenza e poco organizzate per fronteggiarla. Atterrisce poi la Confagricoltura regionale la tesi secondo cui la Sicilia dovrebbe diventare la piattaforma per lo smistamento dell’agroalimentare mediterraneo.

“Giusto ieri – evidenzia ancora l’organizzazione agricola – nel corso di una trasmissione televisiva, l’europarlamentare Paolo De castro ha spiegato per filo e per segno la trattativa di libero scambio, iniziata nel 2013 e conosciuta con l’acronimo TTIP (Transatlantic Trade and Investment Parternership) chiarendo che per la formalizzazione dell’accordo occorrono ancora non meno di quattro cinque anni. Attualmente, ha precisato De Castro, i nervi scoperti della trattativa sono rappresentati dai quantitativi da liberalizzare delle cosiddette produzioni continentali, ovvero mais, soia e carne.

“Possibile – si chiede la Confagricoltura – che quando gli accordi interessano le produzioni mediterranee non ci sia la stessa attenzione e cautela da parte dell’UE. Possibile – si chiede ancora la Confagricoltura siciliana – che questi accordi non prevedano clausole di salvaguardia per le produzioni oggetto della concorrenza. Possibile che non siano stati immaginati calendari di ingresso delle merci a dazio zero per evitare la sovrapposizione dei periodi di raccolta. Possibile non comprendere che la riduzione del potere di acquisto ha indirizzato i consumi verso prodotti a basso costo che l’agricoltura siciliana non è in grado di garantire a causa dell’inflessibilità dei costi di gestione. Possibile non comprendere che l’ingresso di questi prodotti pone la GDO in una posizione di ulteriore forza nei confronti del momento produttivo imponendo una ulteriore riduzione dei prezzi all’origine”.

Per quanto riguarda poi le considerazioni relative alla incapacità di portare concretamente avanti i temi dell’aggregazione (sono vere le analisi secondo cui in Sicilia esiste un notevole patrimonio di strutture associative, cooperative e consorzi, con bassi coefficienti di efficienza) la Confagricoltura regionale ricorda che la Sicilia è forse una delle poche regioni italiane che non dispone di una accordo di filiera operante, dal latte agli agrumi, dal grano duro all’olio, dal miele alla zootecnia e per finire per i prodotti biologici. Ciò ha sicuramente contribuito a sminuire il ruolo delle strutture in grado di favorire l’accorpamento delle produzioni agricole.

“In questo senso – precisa infine la Confagricoltura siciliana – valutiamo positivamente la riforma avviata dal Ministero delle Politiche Agricole, che estende le sue funzioni anche al comparto dell’agroalimentare. Riteniamo che una regia unica ed allargata sia necessaria anche in Sicilia per consentire di costruire una grande squadra imprenditoriale, più compatta e solidale, per l’affermazione dell’enorme patrimonio agroalimentare siciliano, che è fatto, non è mai ricordato abbastanza, di qualità e salubrità”.

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