Comitato No Muos, solidali con i due attivisti arrestati a Messina

“Dall’uomo all’uomo vero, il cammino passa attraverso l’uomo folle”. Lo sosteneva Michel Foucault, e noi non possiamo non essere d’accordo con uno dei maggiori intellettuali del secolo scorso.
Quel che è successo a Messina in questi giorni ci ha scosso profondamente.  A partire dall’arresto di Irene e Sergio, sempre al nostro fianco tra i sentieri della Sughereta, sempre pronti coi propri corpi a lottare per un mondo migliore. Folli? Sognatori? Allergici alle etichette, il movimento No Muos nel corso degli anni ha mostrato di non porsi limiti: non solo ci battiamo contro l’installazione del sistema militare Usa, ma siamo ovunque crediamo sia necessario essere. Attraverso le pratiche consolidate in contrada Ulmo, adattandole al contesto e alle specifiche situazioni. Così a Messina come altrove. Nella città dello stretto i nostri compagni hanno ritenuto importante manifestare la propria solidarietà ad una situazione di indigenza che ha provocato risibili commenti di quei politicanti che evidentemente non hanno alcun problema materiale di vita e disprezzano la povertà altrui(qui la perfetta analisi di Pietro Saitta: http://www.messinaora.it/notizia/2015/08/31/una-tenda-di-troppo-senza-casa-spazio-pubblico-e-nuovi-fascismi-a-messina/63725 ). Col risultato che questa mattina Irene e Sergio, dopo essere stati costretti ai domiciliari, sono stati processati per direttissima. Sinceramente ci attendevamo che le misure cautelari fossero revocate, all’udienza di convalida, visto che Irene e Sergio non sono pericolosi per nessuno e non vogliono sottrarsi ad un processo che tutti sanno essere una ignobile farsa. Ma, con un colpo di scena degno del teatrino dei poteri forti di città come Messina il P.m. ha reiterato la richiesta delle misure cautelari (obbligo di firma per Irene, domiciliari per Sergio) ed un Gip non da meno ha ritenuto di concederle!! I nostri compagni saranno quindi sottoposti a queste infami misure almeno fino al 18 settembre, data della prossima udienza!! Un altro segnale, l’ennesimo e nemmeno tanto velato, di quali siano le priorità del sistema repressivo italiano: intimorire e punire le voci del dissenso.
Anche per questo a noi fa piacere che nel luogo del presidio sia sventolata la bandiera No Muos. Fa piacere perchè non la reputiamo solo “nostra”, o meglio fa piacere che sventoli lì dove siano preponderanti e sincere le istanze che da tempo rivendichiamo. Le stesse istanze che c’hanno visto a fianco di Irene e Sergio a Niscemi, le stesse istanze che ci vedono insieme a loro a Messina, le stesse istanze che ci vedranno insieme, ancora una volta. La lotta No Muos non ha limiti nè etichette. E la libertà di Irene e Sergio non si può arrestare. Di questo, noi, siamo ben certi e dovranno comprenderlo anche gli sbirri al soldo della repressione ed i burocrati che affollano le aule dei tribunali.

 

Solidarietà ad Alfonso Di Stefano

La nostra più sincera e massima solidarietà va ad Alfonso di Stefano, del comitato No Muos/No Sigonella nonché instancabile attivista della Rete antirazzista catanese. Ieri, nel corso della puntata di 47-35 Parallelo Italia di Gianni Riotta, in onda su Rai 3, Alfonso sarebbe dovuto intervenire per portare la voce di chi da anni si batte contro il Cara di Mineo, denunciando gli immensi affari e lo stato in cui vertono i richiedenti asilo. All’inizio del suo intervento Alfonso si era limitato a portare le condoglianze alla famiglia di Palagonia, ribadendo il massimo rispetto per la vita umana in tutte le sue forme e a prescindere dalla provenienza. Ma l’attivista catanese non ha potuto concludere il proprio intervento a causa delle rimostranze di un ospite che, in diretta, ha usato parole pesanti nei confronti dell’attivista e di tutta la rete antirazzista. Un episodio grave, con strascichi fuori onda, che ha visto tra i protagonisti del vergognoso attacco anche esponenti di Forza Nuova dei paesi limitrofi che hanno aggredito l’attivista con calci e sputi. Ma questa vicenda è anche la cartina al tornasole di un’insofferenza, alimentata dalle solite forze razziste e xenofobe, nei confronti di chi scappa dalle guerre e di chi tenta in tutti i modi di rispettare anche i più elementari diritti umani.

Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS

In data odierna il CGA ha depositato la Sentenza n. 581/2015 relativa alla vicenda del MUOS di Niscemi. Si tratta di una Sentenza non definitiva con la quale accoglie parzialmente sia Motivi d’Appello del Ministero della Difesa, sia motivi di appello incidentale del Comune di Niscemi e di Legambiente.

In estrema Sintesi, il CGA, pur riconoscendo l’invalidità della cosiddetta “revoca delle revoche” del governo Crocetta del luglio 2013 annulla le revoche (correttamente qualificate dallo stesso CGA come annullamenti d’ufficio) del marzo 2013 sulla scorta della considerazione che il governo regionale non avesse compiuto una sufficiente istruttoria sull’effettiva carenza degli studi sugli effetti del Muos su salute umana ed ambiente, tale da giustificare gli atti di annullamento.

Quindi, per il Consiglio di Giustizia Amministrativa restano da esaminare le questioni riguardanti i vizi delle autorizzazioni originarie (del giugno 2011) denunciati dalle parti ricorrenti ed al riguardo ritiene non esauriente la verificazione eseguita in primo grado e ritiene di dover disporre un approfondimento mediante la nomina di un Collegio di 5 verificatori di cui due nominati dal Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (C.N.R.) e dal Presidente del Consiglio universitario nazionale (C.U.N.) ed altri tre individuati nel Ministro pro tempore della salute, nel Ministro pro tempore dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e, per i profili attinenti alla navigazione aerea (in ragione dei pericoli per la sicurezza pubblica e, quindi, anche per la salute delle popolazioni, ipoteticamente riconducibili al pericolo di incidenti aerei), nel Ministro pro tempore delle infrastrutture e dei trasporti.

I verificatori dovranno rispondere ai seguenti quesiti:

1) quale sia l’effettiva consistenza e quali siano gli effetti, anche sulla salute umana, delle emissioni elettromagnetiche generate dall’impianto Muos, quando funzionante, considerato sia isolatamente sia in cumulo con gli impianti di radiotrasmissione già esistenti e ricadenti all’interno del territorio siciliano potenzialmente suscettibile di essere investito dalle emissioni prodotte dal suddetto impianto;

2) se tali emissioni siano conformi, o no, alla normativa (sovranazionale, nazionale e regionale) in materia di tutela dalle esposizioni elettromagnetiche, di tutela ambientale delle aree SIC e di prevenzione antisismica;

3) se le emissioni elettromagnetiche dell’impianto Muos possano mettere in pericolo, tenendo conto anche della possibilità di un errore di puntamento delle antenne, la sicurezza del traffico aereo civile.”.

La prosecuzione del giudizio è fissata per la prossima udienza del 16 dicembre 2015.

La sentenza del CGA ci lascia molto amareggiati e perplessi in quanto non appare in alcun modo condivisibile la considerazione per cui l’annullamento delle autorizzazioni, fatto dalla Regione Siciliana nel marzo 2013, non sia legittima. Ricordiamo che quell’atto fu conseguente alla messa in luce, durante due sedute di commissioni regionali, di tutte le carenze istruttorie relative all’iter delle autorizzazioni. Ci lasciano seriamente perplessi le motivazioni del rigetto delle questioni di legittimità costituzionale, che in questi anni sono state sollevate anche in sede parlamentare e condivise da importanti costituzionalisti. Infine ciò che stupisce di più è la decisione di predisporre una nuova verificazione da parte di un collegio di cui tre membri su cinque sono ministri della Repubblica. In che modo potrebbe mai essere considerato un organo obiettivo un collegio così sbilanciato a favore del governo, di cui un ministero, quello della difesa, è una delle parti in causa? E su quali basi può essere fatta una nuova verificazione sull’impatto sulla salute e sulle interferenze aeree se i dati per i calcoli delle emissioni delle parabole del MUOS continuano ad essere secretati da parte della marina USA? Una sentenza che più che su un piano giuridico ci sembra muoversi su uno politico, calpestando ancora una volta i diritti delle persone che devono sempre sottostare ad interessi più forti e legati a logiche belliche e devastanti.

 

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