Chiude Sviluppo Italia Sicilia: la politica vuole affondare le imprese

Domani, 23 dicembre alle ore 12.30, i lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia con i Segretari regionali di CGIL, CISL, UIL, UGL, terranno una conferenza stampa nei propri uffici, in Via Giovanni Bonanno 47 a Palermo, per spiegare con numeri e dati perché questa società non merita di essere liquidata ma semmai rilanciata.

Sviluppo Italia Sicilia, diversamente da altre società partecipate dalla Regione Siciliana, non determina oneri a carico del bilancio regionale poiché né opera in forza di un contratto di servizio né usufruisce di stanziamenti pubblici. Le sue entrate sono rappresentate esclusivamente dai corrispettivi economici di prestazioni di servizi erogate a favore principalmente del suo Socio unico, la Regione Siciliana, sulla base di contratti finanziati dai fondi comunitari stipulati con i Dipartimenti regionali e sottoposti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti.

Attraverso le misure agevolative statali del D. Lgs. 185/2000 affidate da Invitalia a Sviluppo Italia Sicilia, grazie ai suoi 76 lavoratori, ha contribuito in 13 di anni di attività alla nascita di 17.264 nuove imprese e alla creazione di oltre 80.000 nuovi posti di lavoro, veicolando sul territorio regionale fondi pari a 653.731.000 milioni di euro.

Sviluppo Italia Sicilia è inoltre il Gestore concessionario degli incentivi di cui alla L.R. n. 23/ 2008 art.1 – Impresse di Qualità, finanziati con i fondi del PO FESR 2007-2013.

La chiusura di Sviluppo Italia Sicilia determinerà immediatamente il blocco delle attività in corso tra cui:

  • la chiusura dell’incubatore di Imprese di Catania che lascerà le 20 imprese incubate e i loro 200 lavoratori in grande difficoltà, con la prospettiva di interrompere la produzione;
  • l’interruzione dell’erogazione dei finanziamenti in corso a valere sulla Legge 23/2008, artt. 1 e 2 (imprese di qualità e imprenditorialità giovanile) che causerà gravi problemi finanziari alle circa 130 PMI ammesse ai finanziamenti,
  • la mancata certificazione di oltre 6 milioni di euro di spesa sul PO FESR da parte dell’Assessorato Attività Produttive;
  • l’interruzione di tutte le attività di concessione di finanziamenti del titolo II del D. Lgs. 185/2000 (auto impiego e microimpresa) con un gravissimo danno per quei siciliani in cerca di occupazione che vogliono avviare una nuova attività imprenditoriale in Sicilia. Da domani, saranno obbligati a recarsi a Roma per richiedere il finanziamento, sopportando costi altissimi sia in termini economici che temporali.

    È arrivato il momento di abbattere il muro di indifferenza e di ignavia che, da troppo tempo, questo governo e certa politica hanno eretto contro questa azienda. Mentre un governo colpevolmente assente ed una politica indifferente, lasciano morire una società che dispone di competenze professionali, ha fatto nascere migliaia di imprese e creato decine di migliaia di posti di lavoro, conta attualmente 15 aziende hi-tech nel suo incubatore di Catania e che, per di più, non grava sul bilancio regionale, non gode di un contratto di servizio, ha fatto fronte alle perdite con le riserve di capitale proprie, ha ridotto il personale, non conta neppure un dirigente nell’organico, ha rispettato puntualmente tutte le direttive sulla spending review e il patto di stabilità dimezzando i costi (- 43% sul 2010), noi lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia lasceremo che siano i fatti a testimoniare cosa di buono questa società ha saputo fare in tutti questi anni.

    Non si può essere lasciati morire perché si è in 76 e non in 3.006.

    Alla conferenza stampa parteciperanno anche i testimonial delle aziende che sono nate grazie al sostegno di Sviluppo Italia Sicilia, per ascoltare ciò che, anche grazie al nostro contributo, loro hanno potuto e saputo realizzare.

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