Cgil Sicilia su riforma Province

Palermo, 10 ott- “La strumentalità che ha assunto il dibattito sulla

riforma delle Province rischia di creare danni alla collettività e di
innescare un processo di ‘macelleria sociale’, ai danni dei dipendenti
diretti e indiretti”. Lo sostiene la Cgil Sicilia, che in una conferenza
stampa per presentare il proprio progetto di riassetto istituzionale –
tenuta assieme alla Funzione Pubblica e alla quale ha partecipato anche
il costituzionalista Andrea Piraino – ha annunciato che non esiterà a
promuovere una class action, “qualora – ha detto il segretario generale,
Michele Pagliaro -la mancata individuazione dei livelli istituzionali
dovesse portare alla perdita di risorse nazionali o europee,
penalizzando così tutti i cittadini”. La Fp Cgil ha anche annunciato
iniziative di mobilitazione, a partire da quella di lunedì dei
dipendenti delle ex province “che non sanno ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi – ha rilevato il
segretario della Fp, Michele Palazzotto- quale sarà il loro destino”.
“L’impressione- ha detto Pagliaro- è che la politica non sappia di cosa
stia parlando, nel momento in cui si arriva a ipotizzare di non tenere
conto della legge Delrio che all’articolo 1 commi 145 e 5 prevede che
entro un anno le regioni a statuto speciale devono adeguare i propri
assetti istituzionali”. Palazzotto ha invece parlato di “mercimonio
politico con l’individuazione di 9 commissari, chi capace chi no”,
aggiungendo che “la partita del commissariamento va chiusa subito”. Ecco
allora da parte della Cgil un progetto che prevede in primo luogo
l’allineamento alla legge Delrio per quanto riguarda il territorio
delle città metropolitane siciliane, facendo cioè coincidere le aree
metropolitane di Palermo, Catania e Messina col territorio delle ex
province e prevedendo per il resto della Sicilia 6 aree vaste di 2°
livello, anzicchè 9 come dice la legge regionale. Per questo scopo,
secondo il sindacato, ci vuole “una legge regionale – ha sottolineato il
presidente del Cerdfos, Giuseppe Citarrella- e una sessione speciale
dell’Ars per approvarla quanto prima, entro novembre”. La Cgil chiede
inoltre l’assegnazione ai nuovi soggetti anche delle competenze previste
dalla legge nazionale (con le adeguate risorse) e la creazione di una
cabina di regia per affrontare tutti i problemi sul tappeto: dalla
gestione del personale, precari compresi, alla riorganizzazione delle
partecipate, dal coordinamento dei piani industriali alla creazione dei
livelli sovra comunali di governance per utilizzare al meglio le risorse
comunitarie. “L’allineamento ai principi generali- ha osservato Andrea
Piraino- non è eludibile , a meno che non si voglia impugnarli di fronte
alla Corte costituzionale, cosa che non risulta sia stata fatta. Occorre
piuttosto definire questi principi. Bisogna inoltre – ha aggiunto-
completare la legge regionale col richiamo al principio di sussidiarietà
che rimanda a un modello di governance federale, dal momento che il
richiamo all’Autonomia- ha sottolineato- non è sufficiente”. “Finora- ha
rilevato Michele Pagliaro- si conferma l’attitudine di questo governo a
demolire senza costruire, la Sicilia sulla carta è stata la prima
regione d’Italia ad abolire le province ma si è fermata lì. La Cgil
ritiene che un nuovo assetto istituzionale- ha aggiunto- sia importante
per lo sviluppo e l’occupazione, per una vera spending review e per le
economie di scala, quello che sta accadendo mina invece lo spirito
innovativo della legge. Alla politica tutta rivolgiamo un appello –ha
sottolineato Pagliaro- a varare entro novembre una legge che si
interfacci con la legge nazionale, a stabilire i criteri della
governance e a sciogliere il nodo delle competenze da assegnare, tutti
argomenti su cui mi pare- ha sottolineato- che la maggioranza non abbia
in questo momento le idee chiare”.

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