Cgil Sicilia su precari negli Enti Locali

Precari Asu: Fp Cgil Sicilia, lavoratori usati come tappabuchi presso il
Dipartimento Beni culturali con procedure illegittime. “Crocè: “Si
attivi la mobilità prevista dalle norme”

Palermo, 18 aprile- La Funzione pubblica Cgil della Sicilia contesta al
governo regionale le modalità di utilizzo dei lavoratori Asu presso il
Dipartimento regionale dei Beni culturali, che sta avvenendo attraverso
protocolli di intesa e non con l’attivazione delle procedure di mobilità
previste dagli articoli 1 e 5 del Dlgs 81/2000. “La strada dei
protocolli di intesa – dice Clara Crocè, della segreteria della Fp
Sicilia- è illegittima, per questi lavoratori chiediamo l’utilizzo
diretto per come prevedono le norme e come avviene per altre categorie
di precari, ad esempio gli ex Pip assegnati direttamente al Dipartimento
lavoro”. Crocè ricorda che “i lavoratori Asu fanno parte del ‘bacino
unico’ istituito dalla l.r. 5/2015 e hanno diritto dunque a misure di
stabilizzazione. Invece- sottolinea- vengono vergognosamente utilizzati
come tappabuchi per far fronte alle carenze di organico del Dipartimento
Beni culturali, impiego illegittimo e vessatorio di personale sotto
pagato e mal pagato, con oneri assicurativi a carico degli stessi
lavoratori”. La Fp Cgil denuncia che “mascherata da utilizzazione
volontaria e temporanea, è una storia che va avanti da tre anni
precludendo anche ogni diritto di stabilizzazione”. Per risolvere la
vicenda la Fp ha chiesto al Presidente della Regione, agli assessori
competenti e al Presidente della V commissione dell’Ars un incontro
urgente, in considerazione anche che per gli Asu che lavorano per enti
pubblici paga la Regione attraverso l’Inps e che agli enti privati che
li gestiscono viene di fatto assegnata una funzione impropria di agenzia
interinale aggirando le norme sul divieto di interposizione di
manodopera. Sul tappeto la Fp intende mettere anche la questione
generale della regolarizzazione dei lavoratori che fanno parte di enti
che non hanno predisposto un programma di fuoriuscita, per la cui
soluzione era stato approvato dalla commissione Lavoro Ars un
emendamento alla Finanziaria 2017, poi bocciato.

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