Cgil Sicilia su petrolchimico Gela

Gela: Filctem Cgl, a un anno dall’accordo con Eni non si riesce a uscire
dalla fase di progettazione. Sindacato chiede tavolo unico presso la
Presidenza della Regione

Palermo, 19 ott- “Dopo un anno dalla sottoscrizione dell’accordo con
l’Eni per la reindustrializzazione di Gela, non si riesce ancora a
uscire dalla fase di progettazione che rischia di prolungarsi ancora per
mesi determinando un ritardo sui tempi di realizzazione dei piani
presentati”. E’ l’allarme lanciato dalla Filtcem Cgil regionale e di
Caltanissetta e dalla Rsu della raffineria di Gela che si sono riunite
per fare il punto sullo stato dell’arte alla luce anche di quanto emerso
nell’incontro dello scorso 5 ottobre al Ministero dello sviluppo
economico. E che chiedono un confronto su un tavolo unico, quello della
Regione Siciliana, “che deve essere cabina di regia- sostiene la
Filctem- per mettere in fila le priorità per la reindustrializzazione
di Gela attraverso gli investimenti che Eni dovrà determinare per la
realizzazione di un ‘polo Green’”.
“Dopo l’esame di tutti gli elementi che avrebbero dovuto rendere già
operativo il ciclo di investimenti previsti dagli accordi e confermati
dall’Eni ( circa 170 milioni già spesi in progettazione su un totale di
2,2 Miliardi)- scrivono in una nota Giuseppe D’Aquila, (Filtcem
Sicilia), Gaetano Catania (Filtcem Caltanissetta) e la Rsu della
raffineria – non possiamo che essere preoccupati sul metodo e
sull’attuazione del protocollo stesso”. Il sindacato rileva la “totale
assenza di azioni propedeutiche alla realizzazione degli impianti,
l’approssimativa messa in conservazione degli stessi e il continuo
posticipo dell’inizio delle attività di bonifica, di ricerca e
coltivazione petrolifera, nonostante il Presidente della Regione
Sicilia- sottolineano- abbia confermato di avere dato esito positivo a
tutte le richieste autorizzative in merito. Tutte azioni- sottolineano
gli esponenti sindacali – che Eni avrebbe dovuto mettere in campo da
mesi e non lo ha ancora fatto”. La Filctem esprime preoccupazione per il
blocco quasi totale sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie (delle
somme previste in budget ne sono stati spesi meno della metà),
“lavorazioni che avrebbero potuto non solo accelerare i processi di
reindustrializzazione previsti dal protocollo, ma anche rappresentare
una vera occasione di lavoro per le aziende dell’indotto e per i
lavoratori diretti”. La Filctem parla di “confusione in atto con azioni
che non risolvono il problema centrale delle azioni che l’Eni deve
compiere per la realizzazione di un polo Green di eccellenza
internazionale per far rinascere Gela e non mantenerla in agonia
eterna”. E nonostante tutto “l’azienda chiede al sindacato un riassetto
organizzativo- rileva il sindacato- che in breve tempo svuoterà la
raffineria di altri 200 lavoratori e ha già imposto il distacco dei
lavoratori di Gela presso altre sedi Eni in Italia, senza una
correlazione tra professionalità acquisita e incarico da svolgere”. La
Filtcem chiede che a monte di qualunque azione che riguardi i lavoratori
ci sia un confronto sulle posizioni di lavoro previste per le attività
di Green Refinery e quelle di Upstream. “Al di là delle considerazioni
di politica industriale- conclude la nota della Filctem – Eni deve
formalizzare e ufficializzare gli assetti organizzativi propedeutici per
la green refinery e l’upstream: nessuna azienda al mondo formalizza un
numero di addetti per i propri cicli produttivi senza che vengano
analizzate le professionalità, i turni di lavoro, i riposi dei propri
dipendenti ed i servizi interni necessari”.

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