Cgil Sicilia su Finanziaria Sicilia

Finanziaria: Pagliaro (Cgil), non si affrontano i veri problemi e sulle
questioni aperte alla fine si è deciso di non decidere. Si rischia
peraltro l’impugnativa su più fronti

Palermo, 3 marzo- Una Finanziaria che “non affronta i problemi aperti,
non contiene niente per lo sviluppo e che ha come elemento
caratterizzante che alla fine si è deciso di non decidere, vedi
Riscossione Sicilia, compensi degli amministratori degli enti locali,
Partecipate, Forestali. L’immobilismo insomma prosegue”. Lo dice il
segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, aggiungendo
peraltro che “anche l’avere lavorato di giorno non ha portato
consiglio, visto che anche quest’anno il bilancio di previsione 2016 e
la legge di stabilità rischiano di subire la scure del governo
nazionale”. Pagliaro spiega: “Sono disattesi infatti quasi tutti i
principi che regolano la predisposizione di un bilancio: l’annualità, la
veridicità, la congruità, l’integrità e, a una prima analisi, anche il
principio dell’allineamento tra la contabilità finanziaria e la
contabilità economico- patrimoniale che rende possibile la riduzione dei
residui sia attivi che passivi”. Per la Cgil anche “l’iscrizione in
bilancio 500 milioni di entrate che sono vincolate a intese con lo Stato
bloccando per un importo corrispondente voci di spesa corrente, può
andare incontro a impugnativa visto che disattende i principi della
nuova legge sull’armonizzazione dei bilanci degli enti locali”. Pagliaro
sottolinea peraltro che questa “è una partita tutta aperta su cui non
c’è piena chiarezza, perché se non si negozia con lo Stato un nuovo
accordo sul patto di stabilità (l’attuale ha durata fino al 2017)
difficilmente le risorse stanziate potranno essere effettivamente
erogate. Ricordiamo – specifica- che l’attuale vincolo costringe da
diversi anni a bloccare la spesa ad Ottobre, con l’aumentare
conseguente dei residui passivi”. Pagliaro aggiunge che “se ci fossero
dubbi sul fatto che in Sicilia continua non muoversi nulla basta
ricordarsi del mancato riassetto istituzionale che ha portato le ex
province alla paralisi, visto che questi enti non ricevono risorse
adeguate ai servizi che svolgono e contemporaneamente sono chiamati a
contribuire al risanamento della Finanza statale”.

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