Cgil Sicilia su codice antimafia

Codice antimafia: Argurio (Cgil), “Un grande passo avanti che premia la
nostra battaglia per la legalità e lo sviluppo”

Palermo, 12 nov- La Cgil siciliana esprime soddisfazione per
l’approvazione da parte della Camera dei deputati della riforma del
Codice antimafia. “ La norma approvata, che auspichiamo adesso riceva al
più presto il via libera anche dal Senato- dice Mimma Argurio, della
segreteria regionale della Cgil – è frutto anche della nostra iniziativa
e del movimento di pressione messo in campo in questi anni con la
proposta di legge di iniziativa popolare presentata assieme ad altre
autorevoli organizzazioni”. L’esponente della Cgil rileva: “La riforma
di fatto fa propri molti contenuti della nostra proposta che la
qualificano come un importante passo avanti nella gestione dei beni
sequestrati e confiscati e nella lotta contro la mafia”. Plaude la Cgil
per la creazione del fondo di garanzia “che consentendo alle aziende di
restare sul mercato tutela i lavoratori”, della norma che vieta il
cumulo degli incarichi e per quella che vieta la nomina ad
amministratori giudiziari di parenti e amici dei giudici, ma anche per
la creazione dell’albo degli amministratori giudiziari e per il fatto
che l’Agenzia dei beni confiscati passa sotto il diretto controllo della
Presidenza del Consiglio. “Sono risposte- sottolinea Argurio- a una
battaglia che portiamo avanti da anni, per la trasparenza, il rilancio
delle aziende nella legalità e la tutela dei lavoratori coinvolti. Non è
certo stata l’esplosione della vicenda Saguto – sottolinea l’esponente
della Cgil- a farci accorgere che le cose non funzionavano, come
dimostrano le nostre denunce datate 2013. Quello che possiamo oggiAggiungi un appuntamento per oggi dire
è che c’erano tutti gli elementi perché si giungesse prima a questo
risultato che auspichiamo- conclude- abbia adesso subito il suggello del
Senato, per una maggiore efficacia della lotta contro la mafia sul
versante economico finanziario e per l’affermazione del principio che
lavoro e sviluppo vengono dallo Stato e non dalla criminalità”.

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