Centuripe, alla scoperta del suo museo archeologico e dei sui reperti tra i più pregiati: i Cinerari

Di enzocastiglioneblogspot
I Cinerari del Museo di Centuripe

Le forme più diffuse di sepoltura sono state nell’antichità l’inumazione e la cremazione. La loro diversità forse risale alle diverse ascendenze delle civiltà che le hanno adottate. Da una parte i popoli indoeuropei, portatori del culto del Sole, di cui il fuoco sarebbe un’espressione; dall’altra i popoli mediterranei, adoratori della Terra in quanto dea madre, dalla quale tutto proviene e alla quale tutto ritorna.
Al comune e generale rito dell’inumazione si affiancò in Grecia la cremazione e queste due modalità di sepoltura convissero per un certo tempo, fino a che, verso il VII secolo a.C., prevalse la cremazione.
L’eredità culturale e religiosa dei Greci venne poi trasmessa ai Romani, presso i quali coesistevano i due riti funebri: infatti nella raccolta di leggi delle XII tavole, era vietato seppellire o cremare i cadaveri all’interno della cinta muraria urbana.
Secondo il naturalista Plinio, la cremazione presso i Romani sarebbe stata inizialmente adottata per la necessità di riportare in patria i resti dei soldati caduti in territori lontani, ma anche quella di eliminare quanto prima possibile i cadaveri dai campi di battaglia, evitando così tra l’altro possibili epidemie.
Durante l’Impero, le pire venivano erette con grande pompa ed ingenti spese, con la salma avvolta in un telo di amianto per tenere le ceneri umane separate da quelle della legna utilizzata per il rito. Poiché tali procedure erano molto dispendiose, esse erano ovviamente accessibili ai soli nobili ed ai cittadini più facoltosi. Questo fu uno dei motivi di disapprovazione da parte dei primi Cristiani, che ritenevano il ricorso a tali pratiche e cerimonie una dimostrazione di mancanza di umiltà.
Dopo il riconoscimento della nuova religione da parte degli imperatori romani, venne concesso ai cristiani il diritto di culto e di riunione e contestualmente venne vietata la cremazione e favorita la sepoltura; questa da allora verrà effettuata con l’adozione del nuovo rito cristiano.
L’urna cineraria è l’elemento che ha caratterizzato la pratica della cremazione. Nell’urna cineraria romana, per lo più in marmo o in pietra, prevalevano sempre i medesimi elementi: tabelle per l’iscrizione e rilievi decorativi o simbolici; in essa venivano deposti i resti residui del cadavere dopo il rogo sulla pira.
Generalmente questi contenitori, di forme e dimensioni varie, erano chiusi da coperchi e venivano custoditi all’interno di colombari. Il colombario era una forma di tumulazione collettiva molto diffusa fra i romani. Si trattava di un tipo di tomba, in ambiente ipogeo, caratterizzata da file di piccoli loculi disposti lungo le pareti e destinati a contenere le urne cinerarie. Ebbero la massima diffusione tra la metà del I secolo a.C. e il II secolo d.C. Fra i più importanti, i colombari di Vigna Codini, a ridosso delle Mura Aureliane e il colombario di Pomponio Hylas, a poca distanza dalle precedenti.

I Cinerari che si trovano presso il Museo Regionale di Centuripe, rappresentano, assieme alle statue e ai monumenti in città del medesimo periodo, l’importanza che l’antica Centuripe ebbe durante il periodo romano. La loro varietà, il numero e, in qualche caso, il livello artistico, contribuisce a qualificare ulteriormente le collezioni del Museo.

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