Catania; Museo Arte Contemporanea Sicilia; mostra di Ciro Palumbo

Il MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia) di Catania, diretto da Giuseppina Napoli, sito nella Badia piccola del Monastero di San Benedetto di via Crociferi, ospita la mostra ‘La solitudine di Prometeo’ di Ciro Palumbo. La stessa visto l’indice di gradimento mostrato dai numerosi visitatori è stata prorogata e sarà visitabile fino al prossimo 8 Febbraio 2015.

Ciro Palumbo – Sono figlio di tanti ‘padri’ o che io ritengo tali, prima di tutti Alberto Savinio e Giorgio de Chirico. Non saprei spiegare questa forte attrazione, forse parte dalla lettura degli scritti dei due “Dioscuri” di Volos. C’è stato un tempo in cui impazzii per Renato Guttuso, sia per il personaggio che per la sua capacità manuale, rimasi sconvolto dal Sommo Michelangelo e la sua scultura rivoluzionaria. Più volte sono stato rapito da grandi passioni, molte delle quali si annoverano fra i classici che puntualmente visito nella mia biblioteca. Tra i contemporanei amo Odd Nerdrum, Massimo Rao, Wainer Vaccari, Riccardo Tommasi Ferroni, per citarne alcuni, ma la lista potrebbe continuare. Trovo sia bellissimo scoprire grandi artisti attorno a noi che ci ispirano e ci guidano. Credo che il pittore non possa determinare l’impatto che avranno le sue opere. Dipingo simboli con diversi significati, da quelli più conosciuti a quelli che solo la nostra sensibilità può riconoscere e leggere. In fondo però posso dire che un denominatore comune c’è: il “viaggio”, l’incessante cammino che ci porta sempre un passo più avanti o più “in alto”, inteso come un’esperienza evolutiva. La mia definizione di arte? Espressione di sé. Vita. Espressione di Bellezza. Poesia”.

Giuseppina Napoli (Direttore MacS) Affascinante tra tutti è il mito di Prometeo, colui che osò disubbidire agli ordini divini e che, amico degli uomini, donò loro il Fuoco sacro, affinché da esso attingessero forza, conoscenza e vita. Condannato per il suo gesto fu costretto a subire l’atroce martirio di essere incatenato ad una rupe, mentre una famelica aquila gli divorava le interiora che costantemente ricrescevano. Il MacS ospita questo mito e lo celebra attraverso il racconto pittorico che di esso ne fa Ciro Palumbo. Nessuna retorica o magniloquenza, non presunzione né oltraggio nei gesti dell’eroe, piuttosto l’emblema delle scelte condotte a termine con coraggio. Così come lo scultore trae dal marmo il suo Prometeo, Palumbo ne dipinge le marmoree membra sulla tela e tutto intorno è tenebra, è luce, è nuvole e monti, è solitudine”.

Stefania Bison (una stralcio dalla nota critica) Ciro Palumbo si distacca coraggiosamente da secoli di rappresentazione e ci pone davanti a un Prometeo diverso, che nulla eredita dalla tradizione iconografica. La sua pagina pittorica si presenta qui spogliata della teatralità e pathos che solitamente ne caratterizzano la figura, non presentando né il dramma del suo castigo senza fine nè il trionfo del ratto del fuoco. Il Prometeo di Palumbo, raffigurato non con le sembianze di essere umano ma come statua di reminiscenza classica, simulacro dell’uomo, è seduto su una roccia che riporta alla memoria la regione caucasica. Le sue membra non sono strette da catene, ma morbidi legacci le cingono dolcemente. Legacci che devono essere letti non solo nella loro essenza materiale, ma in quella più profondamente spirituale e psicologica. Non esiste il senso di costrizione, ma la possibilità di un’immediata liberazione. È un Prometeo essenzialmente umano a cui è concesso il libero arbitrio e la conseguente capacità di scelta, consapevole della sua colpa e al tempo stesso fiero del prezioso dono fatto agli esseri umani. Difficile darne un’interpretazione precisa, ma senza dubbio Ciro Palumbo è riuscito a privare la figura del titano da quell’aura mitologica anacronistica che poco si accompagna ai nostri giorni, preservandone invece intatto il suo valore archetipico. Punto focale della composizione è il fuoco, raffigurato non come torcia – e dunque tenuto in mano da Prometeo – ma conservato come bene prezioso in un vaso classico. E se da una parte ci atteniamo alla narrazione mitologica che vuole il fuoco come sinonimo della conoscenza donata all’uomo, dall’altra non possiamo non considerare la simbologia che da sempre questo elemento porta con sé: illumina e riscalda, vivifica e distrugge, rende visibili le forme e non ha forma in sé, è sulla terra ma si protende verso il cielo. Tutto intorno il silenzio e l’immobilità di un non-luogo che, in ultima analisi, altro non è che il riflesso della solitudine di un Prometeo moderno, più vicino a noi di quanto crediamo”.

Scheda Mostra

Ciro Palumbo.

La solitudine di Prometeo

Autore: Ciro Palumbo

Titolo mostra: La solitudine di Prometeo

Curatore: MacS

Portatore di conoscenza, 2014, olio su tela, 70×60 cm

Fuoco Sacro, 2014, olio su tela, 90×70 cm

Il Prometeo, 2014, olio su tela, 150×180 cm

L’occhio e la luce, 2014, olio su tela, 60×50 cm

Una luce, 2014, olio su tela, 40×45 cm

La Sapienza, 2014, olio su tela, 60×50 cm

Il fuoco e i monti della prigione, 2014, olio su carta, 76×56 cm

In attesa, a capo chino, 2014, olio su tela, 100×90 cm

Davanti alla luce, 2014, olio su tela, 60×70 cm

La solitudine di Prometeo, 2014, olio su tela, 150×100 cm

Il fuoco della conoscenza, 2014, olio su tela, 35×30 cm

Il vaso del sole, 2014, olio su tela, 35×30 cm

Il carro del fuoco, 2014, olio su tela, 40×50 cm

Il dono dell’intelligenza, 2014, olio su tela, 40×50 cm

Le ali della conoscenza, 2014, olio su tela, 50×40 cm

Il tormento, 2014, olio su tela, 50×60 cm

Il luogo del martirio, 2014, olio su carta, 140×91,5 cm

Inaugurazione: 13 Dicembre 2014 (ore 18,00)

Conclusione: 3 Febbraio 2015

Biografia Ciro Palumbo Nato a Zurigo nel 1965. Il suo percorso artistico prende l’avvio dalla poetica della scuola Metafisica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, per reinventarne tuttavia i fondamenti secondo un’interpretazione personale del tutto originale. Nella sua ricerca procede attraverso momenti di contemplazione e silenzi metafisici, a cui si contrappongono espressività notturne e intimamente travagliate, dove si respira netto il distacco dall’immobilità silente che abita le tele del Pictor Optimus. Le sue opere si presentano dunque come palcoscenici in cui gli oggetti presenti sono portatori di simbologie oniriche. Ciro Palumbo non è solo un pittore, ma di fatto un poeta che riflette, agisce e compone per coniugare metafore sull’inafferrabilità del tempo e l’incommensurabilità dello spazio, mostrando quindi la sua capacità di approfondire l’osservazione non tanto della natura, quanto delle impressioni immaginifiche che provengono dalla memoria. Curioso ricercatore e studioso, lavora da qualche anno anche sul tema del Mito, interpretando la mitologia classica in chiave squisitamente moderna, e dandone una lettura profondamente colta e suggestiva. L’artista riesce dunque a sublimare e contestualizzare i miti antichi in spazi al di fuori del tempo, dimostrando la loro contemporaneità. La sua formazione di grafico pubblicitario lo porta ad esercitare per anni la professione di Art Director in Agenzie pubblicitarie di Torino. È durante questo percorso che scopre ed amplia le sue capacità visive e compositive. Successivamente, l’esperienza in una moderna bottega d’arte e la conoscenza di alcuni Maestri contemporanei, lo conducono ad approfondire la tecnica della pittura ad olio con velatura. L’artista inizia la sua attività espositiva nel 1994, e ha al proprio attivo un centinaio di mostre personali in tutta Italia. Nel 2011 ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia, padiglione Piemonte. Tra le esposizioni internazionali sono da segnalare la presenza all’Artexpo di New York, al Context Art Miami, le mostre personali a Providence (USA) e in Svizzera a Bellinzona. Alcune opere di Palumbo sono presenti all’interno della collezione della “Fondazione Credito Bergamasco”, presso la “Civica Galleria d’Arte Moderna G. Sciortino” di Monreale (Pa) e al MACS di Catania. Hanno scritto della sua produzione artistica Paolo Levi, Vittorio Sgarbi, Alberto Agazzani, Angelo Mistrangelo, Tommaso Paloscia, Alberto D’Atanasio, Stefania Bison, Francesca Bogliolo. Le sue opere sono pubblicate su importanti annuari e riviste di settore, inoltre alcuni dipinti si trovano all’interno di collezioni istituzionali e private in Italia e all’estero. Attualmente vive e lavora a Torino.

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