Catania; la locale Camera del Lavoro della Cgil apre le porte alle Comunità di Migranti

fonte: rassegna sindacale.it
La Camera del lavoro cittadina apre le porte alle comunità di migranti. Nelle sue stanze si celebrano festività laiche e religiose di tutto il mondo, si ospitano le ambasciate mobili e una scuola di italiano. “È come viaggiare sempre ma restando fermi”

Questa è la seconda tappa di un viaggio, che ci auguriamo non breve, tra storie di inclusione, resistenza e disobbedienza civile. Storie di persone, istituzioni, associazioni e sindacati che compongono un’Italia diversa. Perché a fare da contrappeso al razzismo strisciante che trapela dalla comunicazione e dagli atti istituzionali del governo giallo-verde non c’è solo l’accoglienza stroncata a Riace. C’è anche un’Italia che resiste, giorno dopo giorno, all’odio contro i migranti riversato sui social network da migliaia di account, veri o falsi che siano. Un’Italia che dice no. Un pezzo di Paese che spesso non ha voce, che non trova quasi mai spazio nei talk show televisivi, nei “trend topics”, o sulle prime pagine dei quotidiani. Eppure c’è, e si dà da fare. Sempre nel rispetto dei principi della Costituzione.
La prima tappa: Saluzzo, la stagione dell’integrazione​

La Camera del lavoro di Catania è in pieno centro storico. A due passi da Sant’Agata, dal Teatro Bellini e dalla fontana dell’elefante. Sta lungo via dei Crociferi, nell’ex monastero Benedettino di San Giuliano, uno dei tanti esempi di barocco siciliano un po’ sbreccato che da queste parti fanno capolino da ogni vicolo. Dentro c’è un grande salone dagli alti soffitti a volta e dalle pareti imbiancate. Oltre un ampio chiostro, con un enorme vaso al centro e archi tutt’intorno. Uno stormo di bambini dai capelli neri e dalla pelle scura gioca rincorrendosi intorno al vaso, mentre in una delle stanze che danno sulla corte le loro madri seguono attente un corso di italiano per stranieri.

Non è una novità. Ogni giorno, e quasi ogni fine settimana, questo posto si riempie di colori, di profumi, di musica e di voci esotiche. Il chiostro e le sale del vecchio convento vengono invase da decine e decine di persone, ogni volta diverse. Da parecchio tempo, infatti, la casa della Cgil catanese ha aperto le sue porte ai migranti, ed è diventata la casa di tutti.

Della festa per Ganesh, alla chiusura del Ramadan, alla Liberazione eritrea

Negli ultimi mesi, tra le tante manifestazioni, ha ospitato le celebrazioni del libro sacro e il compleanno del padre della costituzione indiana Bhimrao Ramji Ambedkar, un Bollywood party, poi i tre giorni della festa per Ganesh, l’Id al-fitr per la chiusura del Ramadan, ma anche la festa dell’indipendenza senegalese e quella per la liberazione dell’Eritrea. Senza contare le iniziative interculturali, che hanno visto mescolarsi tanta gente appartenente a etnie e comunità diverse. Ogni volta la Camera del lavoro viene addobbata a festa, riempita di simboli religiosi o laici, affollata da famiglie, uomini, donne e tanti bambini. I prossimi appuntamenti sono il 24 febbraio, quando ospiterà i seggi elettorali per le elezioni in Senegal, e il 10 marzo, quando sarà la volta della festa della comunità indiana dedicata a Shri Guru Ravidars ji.

PORTE APERTE IN VIA DEI CROCIFERI
A Catania, d’altronde, non esistono molti altri luoghi di aggregazione per le diverse comunità di migranti presenti in città e in provincia. “Nelle ultime settimane questa sede è diventata prima un tempio buddista, poi una moschea, poi un luogo di culto induista, poi un posto dove ascoltare musica indiana – racconta Emanuel Sammartino, volontario italo-venezuelano responsabile del Dipartimento migranti della Cgil catanese –. Lo facciamo da anni ormai. Alcune associazioni, nel tempo, sono riuscite con difficoltà a trovare una sede dove incontrarsi. Per le iniziative più partecipate e per tutte le altre comunità mettiamo invece a disposizione i nostri spazi”. In alcuni casi le associazioni di migranti sono nate direttamente all’interno della Cgil. “Per gli indiani abbiamo curato il percorso di creazione dell’associazione passo dopo passo, andando a cercare le famiglie casa per casa. All’inizio erano in pochissimi, nell’ordine dei 300 in tutta la provincia, poi sono aumentati a dismisura. Per questo c’è stata l’esigenza di organizzarli”.

L’ufficio immigrazione della Cgil è tutto gestito da volontari. Oltre a Emanuel, ci sono un’altra volontaria italo-mauriziana, Nadia Pyneandee, e due avvocati: Nunzia Scandurra e Francesco Auricchiella. Nelle sue stanze circolano in media tra le 2.000 e le 3.000 persone ogni anno. “Insieme all’Inca, al Caf e alle categorie, seguiamo gli aspetti più prettamente burocratici, come i contratti di lavoro, i rinnovi dei permessi o dei passaporti, e i certificati di nascita – continua Sammartino –, poi ci occupiamo dell’aspetto organizzativo e politico delle comunità. Questa attività è fondamentalmente di raccordo, oltre a mettere a disposizione la nostra sede per far incontrare le persone”.

“Ho fatto il giro del mondo restando al centro di Catania”

Quello che ne viene fuori è un festival delle culture permanente, com’è anche facile intuire dal susseguirsi ininterrotto delle foto e dei video degli eventi sull’account Facebook del dipartimento immigrazione catanese. “In questi anni ho fatto il viaggio del mondo restando nel centro di Catania, è una cosa stupenda – rivela ancora Sammartino -. E poi c’è l’aspetto più prettamente umano. Ormai siamo una grande famiglia, molto allargata. Quando torno a casa, la sera, penso di aver fatto qualcosa di concreto”.

“L’ospitalità che ci dà la Cgil non è solo importante, è decisiva – conferma Arefayn Beraki, rappresentante della comunità eritrea -. Noi prima di conoscere la Camera del lavoro ci ritrovavano per strada, o al parco Bellini. Era molto complicato. Invece l’accoglienza che abbiamo ricevuto ci ha permesso di rafforzare il nostro impegno come comunità, di entrare in contratto con altri gruppi di migranti e di integrarci di più nella società catanese. L’anno scorso in Camera del lavoro ci siamo ritrovati per celebrare la festa della donna e la festa della liberazione dell’Eritrea, il 24 maggio. Vorremmo fare sempre più cose insieme agli altri, e per farlo c’è bisogno di un luogo fisico. Anche per creare una rete di supporto per persone che spesso sono molto sole”.

AnimaMundi, il primo Forum delle comunità migranti di Catania (2012)

INFORMAZIONE CONTRO LA PAURA
Un ruolo decisivo per i migranti la Cgil catanese lo ha avuto negli ultimi mesi. “Quando si è cominciato a parlare del Decreto Salvini, anche solo in forma di bozza, in molti si sono allarmati e sono venuti a chiederci cosa stava succedendo – spiega Sammartino -. Anche quelli che avevano il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, e che quindi non avevano da temere, si sono spaventati. Per questo abbiamo organizzato molte riunioni con le comunità proprio su questo tema, per iniziare a informare e per combattere l’allarmismo diffuso dai media”. La Cgil continua a farlo, in colloqui privati e durante le riunioni con le varie comunità, consigliando a coloro che hanno i requisiti di convertire immediatamente il permesso di soggiorno per motivi umanitari in quello per motivi di lavoro: “Nell’ultimo anno c’è stato un picco di richieste di cittadinanza. Una scelta obbligata per evitare ogni tipo di problema”.

LA CONSULTA DEI MIGRANTI
Al 1° gennaio 2018, gli stranieri regolarmente iscritti all’anagrafe, esclusi i richiedenti asilo, erano 13.544 e rappresentavano il 4,3% della popolazione residente a Catania. Nell’intera città metropolitana erano invece ben 36.009 (3,2% della popolazione). La comunità più consistente è quella proveniente dallo Sri Lanka, con il 19,1% di tutti gli stranieri presenti, seguita dalla Romania (16,1%) e dalla Repubblica popolare cinese (8,6%).

La Consulta dei migranti riunisce 32 associazioni, è nata nell’aprile 2018

Quello degli stranieri in città, in effetti, è un mondo variegato e molto complesso. Alcune comunità hanno creato anche più associazioni di rappresentanza. Ad esempio gli oltre duemila mauriziani residenti ne hanno ben 12. Pure per questo la Cgil ha contribuito in maniera decisiva alla nascita della Consulta dei migranti presso il Comune. È stata istituita nell’aprile scorso, e si è riunita per la prima volta a settembre per permettere ai cittadini stranieri di confrontarsi in maniera diretta con la pubblica amministrazione. È presieduta dal mauriziano Dewanand Rao Rama. “La Cgil ci ha aiutato moltissimo dal punto di vista burocratico – conferma Rao Rama – e ora la Consulta riunisce 32 associazioni. Siamo appena nati, ma ci stiamo già organizzando per avere un incontro con il sindaco e il questore. Chiederemo di rendere più snelle le pratiche e accelerare i tempi per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per le richieste di cittadinanza dei bambini. Per tutto il resto la Cgil c’è sempre. Ci dà una mano enorme per qualsiasi problema. È sempre aperta, non solo per le questioni che riguardano direttamente il lavoro”.

TUTTI A SCUOLA
Oltre a fare il suo mestiere, e a trasformarsi in luogo di culto e di celebrazione laica, in effetti, la Camera del lavoro da tre anni è diventata anche un plesso scolastico riconosciuto, firmando un protocollo d’intesa con il Cpia1 (Centro provinciale per l’istruzione degli adulti) di Catania. Il protocollo prevede il coinvolgimento di 3 docenti e un operatore. Con l’aiuto di volontari della Flc e dello Spi, così, nell’ultimo anno scolastico (2017-2018) 48 migranti hanno potuto seguire dei corsi di italiano. Gli studenti occupano due aule della sede sindacale per quattro ore al giorno, cinque giorni a settimana. Sono perlopiù signore e ragazze provenienti dal Bangladesh.

“Le mamme studiano italiano, mentre i figli giocano nel chiostro”

“La scuola di italiano ci ha aiutato molto soprattutto per l’integrazione delle nostre donne – spiega Sonia Alom rappresentante della comunità bangladese -. Per loro è difficile sia trovare un posto dove incontrarsi, sia imparare l’italiano. Nella Camera del lavoro, invece, si trovano molto bene, anche perché possono lasciare i bambini a giocare nel chiostro e controllarli di tanto in tanto dalla finestra”. “Questa è un’altra casa per noi, una casa grande e bella – continua Sonia-. I bambini giocano liberi, s’incontrano, si confrontano, e possono entrare in contatto con la loro cultura d’origine, oltre che con le altre culture”.

L’AMBASCIATA MOBILE
Tra le attività della Cgil catanese, infine, c’è anche uno stretto rapporto con le ambasciate e i consolati onorari dei paesi di origine dei migranti. “Anche questa scelta è nata da una richiesta esplicita proveniente dalle diverse comunità” – afferma Sammartino -. Una o due volte l’anno ci poniamo come interfaccia tra i cittadini e le ambasciate, provando anche a costruire dei rapporti che ci aiutino a risolvere i singoli problemi”. Così, periodicamente, la Camera del lavoro ospita a Catania i funzionari delle varie ambasciate e dei consolati, diventando uno sportello mobile per rinnovare passaporti, carte di identità e certificati dei paesi d’origine. Qui sono passati l’ambasciatore dello Sri Lanka e l’ambasciatrice indiana, ma anche i funzionari dell’ambasciata senegalese e di quella delle Filippine.

“In quelle occasioni ci confrontiamo sulle diverse normative nazionali e informiamo l’ambasciata delle singole situazioni per farci dare una mano da loro e per aiutarli a intervenire”. I migranti, d’altronde, con le spalle coperte dal loro Paese di origine si sentono un po’ più tutelati, e si armano più spesso di coraggio. “Da un punto di vista strettamente sindacale – ammette Sammartino -, durante le giornate di festa e negli incontri con le ambasciate si creano dei momenti informali che permettono alle persone di superare la loro timidezza, e magari di farti quella domanda che in un altro contesto non farebbero mai. Il nostro lavoro di sindacalisti insieme alle categorie, in questo modo, diventa un po’ più semplice”. Questo perché, dentro la Cgil di Catania, i migranti è un po’ come se giocassero in casa. Per davvero.

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