CARMELO PECORA: LO SCRITTORE ENNESE DI STORIE REALMENTE ACCADUTE.

CARMELO PECORA: LO SCRITTORE DI STORIE REALMENTE ACCADUTE.
di Alice Garofalo

Per chi non lo conoscesse Carmelo Pecora è un ennese emigrato in Emilia-Romagna per lavoro, è stato responsabile della Polizia Scientifica della Provincia di Forlì e ora che è in pensione continua a mettersi al servizio dei cittadini scrivendo di verità scomode o raccontando fatti noti da prospettive differenti.
Dopo la presentazione del suo ultimo libro “Resistere era un dovere. Storie di partigiani e di staffette”, avvenuta presso la sede di Hennaion questo giovedì, mi ha gentilmente rilasciato un’intervista che vi riporto:
“Prima di tutto congratulazione per questo suo ultimo libro come mai ha deciso di iniziare a scrivere?”
“Un giorno a Cesenatico, mentre ero in carica come responsabile della Polizia Scientifica, è stata richiesta la mia presenza ad un evento dove avevo il compito di mostrare come lavorava la Polizia Scientifica e lì erano presenti anche degli scrittori tra i quali Stefano Tura e Carlo Lucarelli, il quale qualche anno dopo scrisse la prefazione del mio libro sulla Uno Bianca, e anche lo sceneggiatore Andrea Cotti era presente, che per ringraziarmi delle mie spiegazioni sul metodo di lavoro della mi ha messo nei suoi libri. Queste splendide persone che ho conosciuto mi hanno fatto notare che io non avevo bisogno di inventare storie, dovevo solo provare a raccontare quello che avevo vissuto. Qui è nata la voglia di iniziare a scrivere.”
“Ha scritto anche di Impastato e Moro, di cui ricordiamo la morte tra qualche giorno”
“Sì, avevo una storia grossa vissuta in prima persona da raccontare. Sono stato uno dei poliziotti ad arrivare in via Caetani quel tragico 9 maggio in cui trovammo il corpo di Aldo Moro e da siciliano di sinistra il paragone con Peppino Impastato morto anche lui il 9 maggio era più forte di me. Ho avuto anche qualche problemino con i superiori: mi venivano negati i permessi, ogni volta che organizzavo un evento mandavano la Digos. Non ho mai capito il perché di questo comportamento, ma forse a qualcuno non piaceva quello che scrivevo. Poi sono andato in pensione e ho continuato a scrivere le mie storie senza problemi”
“Immagino che anche quando ha scritto della Uno Bianca i problemi tra colleghi non siano stati pochi. Lei è uno scrittore particolare perché era anche poliziotto, quindi immagino sia stato difficile per lei descrivere la Polizia di Stato e il sistema sotto una luce differente dal solito”
“Esatto! Sono stato l’unico poliziotto a scriverne e soprattutto l’unico a parlarne in questo modo. Io conoscevo i poliziotti coinvolti, con Gugliotta soprattutto eravamo amici e il momento in cui ho capito che si era macchiato di quei crimini è stato il più brutto che un poliziotto possa passare e questo è stato il libro che ho sofferto di più a scrivere”
“Se potesse tornare indietro, lo riscriverebbe?”
“Assolutamente si! Mi ha dato la possibilità di dare una versione diversa da come l’hanno data ad esempio le fiction o i libri. Inoltre riscriverei il libro per dare una seconda volta giustizia sia alle vittime che alle loro famiglie che mi ringraziano per raccontare i fatti come sono realmente accaduti”
“Durante la presentazione ha parlato dell’antifascismo come un argomento ancora caldo”
“Si, si evince soprattutto dalle ultime elezione, dall’avvento di Casa Pound e Forza Nuova, delle forze neo-naziste che sono revisioniste, e inneggiano Mussolini come se avesse fatto cose buone ignorando che ha firmato le Leggi Raziali, ha mandato le persone ai campi di concentramento, ha fatto la guerra, ha massacrato una popolazione! Mussolini non ha fatto cose buone e di certo non le potranno fare questi partiti e movimenti”
“Oltre al contenuto anche l’impronta dei suoi libri è ben chiara: attraverso la storia personale dei suoi personaggi e delle loro vite si ripercorrono quei fatti accaduti in Italia in quel periodo”
“Esatto, io metto la Storia come contorno alle storie dei miei personaggi e forse è questo che porta i ragazzi che vengono a contatto con i miei libri a non abbandonare la lettura dopo le prime dieci pagine. E questa è la cosa più bella per me che non mi ritengo scrittore ma solo un autore che con linguaggio semplice racconta storie e comunica i propri sentimenti”
“In realtà credo sia proprio questo che uno scrittore debba fare. La ringrazio per la disponibilità e per avere il coraggio di raccontare verità spesso scomode”
“Grazie a lei”

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