Camera di Commercio Enna; in stato di agitazione il personale

Sono giunti al secondo mese senza stipendio, non intravedono nulla di buono all’orizzonte e i 15 dipendenti della Camera di Commercio di Enna in procinto di essere “assorbita” come prevede la legge di riforma del settore, da quella di Palermo proclamano lo stato di agitazione preannunciando che se la situazione dovesse persistere sono pronti a acuire la protesta. Da ieri mattina infatti davanti l’ingresso del palazzone realizzato nel “ventennio” in piazza Garibaldi che all’epoca ospitata la “casa delle corporazioni” campeggia un grande cartello di protesta dove i dipendenti con tono sarcastico ringraziano il governo nazionale per la loro situazione venutasi a creare. Infatti la Camera di commercio di Enna (ma pare ce ne siano altre in Sicilia) non solo non può pagare gli stipendi ma neanche le pensioni ai sui ex dipendenti andati in quiescenza. Infatti rispetto ad altri enti in cui chi va in pensione poi è a carico degli enti di previdenza, per le Camere di commercio le pensiono vanno pagate dallo stesso ente in cui hanno lavorato. E quella di Enna ha necessari almeno 200 mila euro al mese per gli stipendi dei 15 dipendenti e pensioni per i 39 ex. Ma il governo Renzi però ha emanato un provvedimento con cui viene ridotta del 35 per cento nel 2015 (ma diventerà il 50 entro il 2017) la quota che le aziende iscritte al registro imprese pagano all’ente camerale. Alla Camera di commercio di Enna le aziende iscritte al registro sono poco meno di 15 mila di cui l’80 per cento ditte individuali che pagano circa 50 euro l’anno. Il che significa con un introito di circa 800 mila euro l’anno. Ma tra queste somme e quelle ricevute da Uniocamere nazionale, l’ente negli anni non solo è riuscita a pagare stipendi e pensioni ma anche a organizzare delle attività a sostegno delle imprese. Tra tutte il finanziamento dei consorzi fidi che consentono alle imprese di avere liquidità in un momento in cui per loro l’accesso al credito con le banche è complicato. Ma con la riduzione della quota camerale tutto ciò non è più possibile con il collasso dell’ente da un punto di vista finanziario. “Chiediamo che sulla nostra vicenda intervenga direttamente il presidente nazionale Ivan Lo Bello (tra l’altro siciliano di Siracusa) – cita una nota diramata da un coordinamento degli stessi dipendenti – le Camere di commercio non ricevono ne fondi statali che regionali ma vivono solamente dagli introiti del diritto camerale e di quelli di segreteria per i servizi resi. Ma con la riduzione delle quote per le imprese, queste risparmieranno 50 euro l’anno mentre l’ente andrà in default. Chiediamo che Unioncamere nazionale intervenga per il pagamento degli stipendi con il fondo perequativo delle Camere di Commercio. Ma la cosa paradossale è che il governo Renzi voglia distruggere una Pubblica Amministrazione come il sistema camerale che gli altri stati europei prendono come modello”.

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