Caltanissetta, alla chiesa di Sant’Agata rappresentazione di Lamintanza

Rappresentazione del dramma sulla Passione di Cristo intitolato “Lamintanza”

Martedì 30 maggio alle ore 11,00 per gli studenti del Liceo Classico e alle ore 20,30 per il pubblico, nella chiesa di Sant’Agata al Collegio di Caltanissetta avrà luogo la rappresentazione Lamintanza – lauda drammatica sulla passione di Cristo secondo la tradizione popolare del nisseno e il Pianto di Maria di fra Iacopone da Todi.
Gli spettacoli sono stati finanziati dall’Amministrazione Comunale di Caltanissetta, Assessorato alla Creatività e Cultura, e saranno realizzati dalla Compagnia OfficinaTeatro diretta da Michele Celeste.
Di seguito alleghiamo note sullo spettacolo e sulla Compagnia. Nel ringraziarvi anticipatamente per la collaborazione e l’attenzione dimostrata in più occasioni, cogliamo l’occasione per estendervi il nostro personale invito alla manifestazione

Titolo: LAMINTANZA©
Atti: Atto unico
Autore: Michele Celeste
Attori
Maria …………………………………. Anita Donisi
Nunzio –Voce recitante ……. Michele Celeste
Cristo ……………………………….. Ahmed Isaac
Il Rettore della Confraternita … Giorgio Villa

Testi a cui si ispira LAMINTANZA
Pianto di Maria (Donna de paradiso) di Iacopone da Todi
Stabat Mater Tradizionale
La Ladata canto tradizionale nisseno raccolto da Michele G. Alesso, dato a stampa per i tipi della Tip. Lit. Economica, Caltanissetta 1892 da noi letto nel libriccino stampato da Tipografia Salvatore Petrantoni, Caltanissetta 1903.
Chist’oj è lu Venniri matinu canto tradizionale sancataldese
Sonanu Sonanu li du’ uri canto tradizionale sancataldese
Arma mì pensa a ttì preghiera popolare sancataldese
Lassa lassa la catina preghiera popolare della Confraternita di lu
Signuri Lassa lassa la catina, San Cataldo
Lu Verbu preghiera popolare, San Cataldo

Produzione: Teatro d’essai LA CONDOTTA
Allestimento: Compagnia OfficinaTeatro diretta da Michele Celeste
Regia: Michele Celeste
Scenografia e costumi: Marco Tullio Mangione
Assistente alla regia: Marco Tullio Mangione
Progetto luci: Alessandro Caiuli
Fonico: Liborio Mingoia
Capo Costruttore: Rosario Farinella
Registrazione audio: Studio REC di Aldo Giordano
Allestimento: Compagnia OfficinaTeatro diretta da Michele Celeste

Premessa:
Il Centro Sicilia ha mantenuto nei secoli tradizioni e feste religiose, che affondano le loro radici nel lungo periodo del dominio spagnolo. Il popolo nisseno da sempre devoto a Maria, “ madre santa addolorata trafitta da sette spade” nel cui dolore si identificava in occasione della morte di un giovane in un incidente in miniera (come tanti ne accadevano) o nei campi o in guerra: sciagure, che colpivano l’intera comunità; il dolore della Madre Addilurata diventava dunque il dolore in cui si identificavano tutte le mamme colpita dalla sventura.
La messinscena di LAMINTANZA vuole essere un momento di incontro tra culture: da una parte quella italiana (in particolare del centro e del sud) dall’altra quella del sud del mondo con la presenza in scena di un giovane attore somalo.
La partitura recitata e cantata si ispira ai testi umbri, dove ebbe inizio il movimento spirituale, che ha contribuito alla nascita delle prime rappresentazioni di argomento sacro (Fra Iacopone da Todi, Pianto di Maria) e quella siciliana, del nisseno in particolare: la Ladata o Lamintanza è un canto popolare polifonico di ispirazione religiosa, raccolto e pubblicato dallo storico nisseno Michele Alesso, pubblicato in forma di libretto, nel 1892. Diversi i canti religiosi e le preghiere tradizionali di San Cataldo.

Oggi le comunità dell’entroterra siciliano, ed in particolare Caltanissetta e San Cataldo, sono fortemente interessate dal fenomeno dell’immigrazione. Le due città, oltre ad ospitare diversi Centri di accoglienza, nei loro cimiteri hanno trovato un numero cospicuo di vittime del mare, giovani annegati durante la traversata tra cui quelli morti al largo di Lampedusa.
L’allestimento nasce dall’osservazione, dalla comprensione e dalla condivisione del loro dramma da parte di alcune anziane della città di San Cataldo, che si sono immedesimate nel dolore di quelle mamme africane, che hanno perso i propri figli. Donne, che si adoperano con i mezzi a loro disposizione per dare conforto a questi figli.
E’ il light motive del dolore universale di una madre per la morte del figlio il file rouge che congiunge etnie diverse, crea ponti tra culture e religioni diverse. Le antiche laude cantate e recitate dal popolo nisseno sulla Passione, il Pianto di Maria di fra Iacopone diventano sia momento di riflessione ma anche e soprattutto comprensione, condivisione, com-passione. Stabat Mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa dum pendebat Filius, il “figlio bianco e vermiglio” morto nudo dopo essere stato umiliato, di Fra Iacopone oggi potrebbe essere il ragazzo di razza nera, non crocefisso ma annegato. Vi è inoltre una curiosa coincidenza: il Cristo crocefisso della condotta del Venerdì Santo a Caltanissetta è di colore nero, il Cristo Nero.
Il dolore per un figlio morto è universale, appartiene a tutti così come a tutta la comunità cattolica è appartenuto ed appartiene il dolore di Maria trafitta da sette spade, come recita un canto popolare sancataldese, ripreso nella nostra scrittura teatrale: Nun tuccati chissa mamma, ca è mamma di vita mia [trad. Non toccate quella mamma (Maria) che è la mamma della vita mia (cioè di mio figlio)].
Questo allestimento di LAMINTANZA è frutto dell’osservazione del rapido e capillare incremento, nel territorio italiano ed europeo, di persone di etnie differenti e di come esso stia trasformando il tessuto sociale. Processo già iniziato negli anni Novanta con lo stanziarsi di persone provenienti dall’Est Europa. Oggi questa trasformazione si è accentuata maggiormente e nel tempo sarà stabile, divenendo strutturale. Il fenomeno ha assunto anche una forte rilevanza psicosociale, spesso rivelandosi fonte di conflittualità tra la popolazione indigena e gli extracomunitari. Nel prossimo futuro la necessità di integrazione e valorizzazione delle reciproche differenze diventerà essenziale per una convivenza pacifica. L’empatia è un utile mediatore per la prevenzione dei conflitti e l’integrazione delle diversità culturali.

OBIETTIVO
Il nostro progetto è finalizzato a contrastare il pregiudizio manifesto e latente, la frustrazione e lo smarrimento. Vuole dare fiducia e trasmettere, attraverso la rappresentazione, il sentimento cristiano dell’accoglienza, così come ci ha chiesto Papa Francesco.

La ricerca
Unitamente alla raccolta dei testi, che compongono questa azione drammatica, l’autore ha indagato quali potessero essere i presupposti storici affinchè dal 1700 ad oggi, anche qui a Caltanissetta e a San Cataldo, come del resto in gran parte della Sicilia e, ancora prima nel XIII sec. in Umbria e, in generale, nell’Italia centro settentrionale prendessero piede quei grandiosi “ludi scenici”, come li ha definiti Giuseppe Pitrè.
E’ stato necessario mettere a diretto confronto due culture apparentemente diverse: quella umbra e quella siciliana. La prima diede inizio al grande movimento di rinnovamento spirituale. Ho attinto dalla lauda drammatica di fra Iacopone da Todi (Donna de’paradiso). La seconda, quella siciliana (dell’entroterra in particolare) dove nel corso dei secoli continuano a susseguirsi rappresentazioni sulla Passione: dal 1562, data della prima rappresentazione dell’Atto della Pinta (rappresentata a Palermo) alla ’Scinnenza (La discesa dalla croce), dramma in endecasillabi di Francesco Amico Medico rappresentata ancora oggi a San Cataldo (CL), alla processione delle Vare (Gruppi scultorei rappresentante la Via Crucis, opera dei Biancardi) e all’esecuzione della Ladata o Lamintanza, antichissimo canto polifonico eseguito a Caltanissetta dai Fogliamari (raccoglitori di verdure, mestiere pressochè scomparso), che si possono ammirare ed ascoltare ancora oggi il Venerdì Santo. Tradizioni nissene che trovano il loro incipit nel teatro barocco dei gesuiti, che proprio a Caltanissetta e nel Collegio di Sant’Agata aveva avuto decenni di fiorente attività sia di scrittura che di rappresentazione.
Dunque una comparazione tra due culture che si integra, completa ed attualizza per i motivi sopra esposti con la figura del Cristo, interpretato nel nostro dramma, da Isaac Ahmed, un giovane attore somalo giunto dall’Africa a bordo di una carretta del mare, sfuggito al terrorismo e all’annegamento. Destino accorso purtroppo a tanti suoi coetanei alcuni dei quali sepolti, senza un nome, nei cimiteri di San Cataldo e Caltanissetta.
“Apriamo le porte a Cristo”, è il messaggio che accompagnerà gli spettatori nel percorso catartico di riappacificazione e compassione.

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