Calcio, il Giornalista Giovanni Albanese “Leonfortese e Usd Enna due importanti realtà”

Oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro sito il giornalista ennese Giovanni Albanese collaboratore di Sportitalia.com e di altre testate giornalistiche online e della carta stampata di carattere nazionale che commenta il buon momento che stanno attraversando la Leonfortese nel campionato di serie D e l’Uasd Enna nel torneo di Prima Categoria. Due società cui Albanese è fortemente legato per suoi trascorsi in entrambe non solo da un punto di vista giornalistico.

“E’ stato un week end significativo per il calcio ennese – dice – che mi ha particolarmente emozionato. La vittoria della Leonfortese sulla Reggina è storia. Il successo dell’Enna sul campo del Petralia Soprana è un segnale forte di crescita. Il lavoro alla lunga paga e so bene quanto si sia faticato sia a Leonforte che a Enna dalla scorsa estate. Bisogna continuare a cavalcare quest’onda di positività, fatta di sacrificio oltre che di entusiasmo, e i risultati a fine stagione non potranno che essere positivi”.

Due pezzi importanti della sua vita professionale non solo giornalistica. L’Enna prima e la Leonfortese dopo. I ricordi più belli di queste 2 esperienze

“Ho trascorso stagioni bellissime sia nell’Enna che nella Leonfortese – continua – in quest’ultima ho avuto l’onore di far parte del progetto che ha riportato la Serie D in provincia dopo venticinque anni e la prima storica in città, vincendo il campionato di Eccellenza. Due contesti nei quali sono cresciuto umanamente e professionalmente e che porterò sempre nel cuore. Nell’Enna tengo cari i ricordi della finale play off vinta al Pian del Lago contro la Torrenovese. Poi la straordinaria gestione La Bianca in Eccellenza con un gruppo giovane e quasi per intero di ennesi, le sfide contro le corazzate di Boscaglia, prima l’Akragas ai play off, poi l’Alcamo e la Nissa. Nella Leonfortese ho sperimentato il forte legame con Mirto, che mi ha voluto con lui e con il quale c’è sempre stato un rapporto sincero, trasparente e di grande rispetto reciproco. Non dimenticherò mai la mattina dell’ultima gara decisiva di Alcamo. Mi comunicò la formazione al mattino, ma aveva ancora un dubbio perché un giocatore in settimana si era fermato. Lo provò sul piazzale antistante all’albergo del ritiro, fu uno scenario unico come il suo modo di vedere il calcio. Qualche ora dopo vincemmo il campionato e pensare quella stagione lì era cominciata con la consapevolezza che con un organico under 21 si correva il serio rischio di retrocedere. L’emozione più forte l’ho provata con la vittoria raggiunta al 90’ con la Cavese, lo scorso un paio di mesi fa. Ero appena rientrato da una settimana fuori sede e non stavo vivendo il migliore momento della mia vita, sapevo anche che sarebbe stata forse l’ultima volta della stagione in panchina accanto al mister. Non riuscii a trattenere le lacrime a fine gara. Il calcio, lo sport in generale, regala emozioni forti che solo chi lo vive può comprendere e riportare nella vita di tutti i giorni”.

Due realtà totalmente diverse. La leonfortese con la forza economica di Nuccio Buono ma che però grazie alla gestione di Gaetano Mirto non butta soldi al vento ed è una delle più solide realtà calcistiche siciliane. L’Enna che invece da due anni grazie in particolare al presidente Enzo Grippaudo ha iniziato un corso che parte dai giovanissimi per finire alla prima squadra fatto tutto da elementi locali. Il suo commento tra le due differenze di gestione.

“E’ chiaro che a Enna ci sia un buco generazionale da colmare – precisa – la forza dell’Enna fino a qualche anno fa era il lavoro puntiglioso svolto nel settore giovanile e al quale il presidente Bonasera teneva fortemente. Sotto questo aspetto, posso dire che l’allora presidente aveva le idee ben chiare e il gran lavoro svolto da tecnici specializzati come Scarpello e Colajanni era una garanzia di futuro. Gli ennesi che giocano ancora a certi livelli vengono da quella scuola. I sacrifici immensi che sta facendo il presidente Grippaudo e la scelta coraggiosa di puntare tutto sulle giovani leve locali credo che sia l’unica strada percorribile per mantener vivo il calcio a Enna. Chi non deve rimanere indifferente è la città tutta. C’è una piazza da ricostruire e bisogna prendere esempio da questi ragazzini che hanno scelto la maglia gialloverde per continuare a vivere una passione che li accomuna. La Leonfortese è un esempio di come il calcio si può fare a certi livelli senza fare spese folli. La filosofia è quella di andare avanti a piccoli passi, facendo stare bene tutti. Stravolgere con investimenti economici esagerati la dimensione di una piazza piccola e ideale per lavorare senza pressioni sarebbe un grave errore. Quello che va potenziato, invece, è il progetto del settore giovanile, che ha certamente ampi margini di miglioramento. Ma a una società che è cresciuta in fretta negli ultimi anni si deve anche dare un minimo di tempo per aprirsi a una visione più ampia del calcio. Ad ogni modo, vedere in campo domenica scorsa con la Reggina il giovane leonfortese Giuseppe Costanzo, cresciuto vertiginosamente negli ultimi mesi, ritengo sia motivo di orgoglio per tutta la città. Così come vedere Angelo Castro giocare ormai da veterano”.

Oggi lei vive una esperienza professionale al Nord Italia. Che differenza nota tra il mondo del calcio dilettantistico del nord Italia e quello del sud in particolare siciliano

“Una società siciliana di Serie D e qualcuna di Eccellenza potrebbe tranquillamente giocare al posto di qualche società di Lega Pro – continua – lo trovo un punto focale di ragionamento positivo e al tempo stesso negativo. Al nord le società lavorano a piccoli passi, magari all’ombra delle società professionistiche di Serie A e B. Al sud, e in particolare in Sicilia, si cade spesso nell’errore di gonfiare i progetti a breve termine con investimenti smisurati, perdendo di vista il futuro. Si vincono i campionati, si costruiscono passerelle momentanee per presidenti, allenatori e direttori sportivi, e non le basi solide della società. Ognuno pensa per sé e nessuno si preoccupa del futuro della società. E quando i soldi finiscono arrivano le delusioni. Ecco perché i tifosi, che hanno una grande responsabilità in uno piazza, dovrebbero applaudire di più le società che si propongono con temperamento e progetti ponderati. In questo senso, mi sento di dire che Leonforte ed Enna sono piazze mature. La gestione oculata nella Leonfortese, quest’anno impreziosita dal lavoro del direttore Bonanno, continua a dare enormi soddisfazioni, tenendo il passo di altre società che hanno speso almeno tre-quattro volte in più per ritrovarsi quasi con gli stessi punti della squadra di Mirto. Discorso simile a Enna. La società ha scommesso su un tecnico giovane e preparato come Di Matteo, bravo in tempi difficili a tenere unito quel gruppo che adesso lo sta ripagando con i risultati. Anche chi ha davvero a cuore le sorti gialloverdi ha capito, il ritorno degli ultrà nei campi di Prima Categoria è un segnale forte. La chiacchiere stanno a zero, non ci sono passerelle per nessuno. La squadra sta facendo bene, i tifosi rispondono, chi ama l’Enna deve avvicinarsi e dare supporto vero”.

Perchè i giocatori siciliani hanno difficoltà maggiori ad arrivare nel mondo dei professionisti

“In questi anni ho sentito lamentare l’assenza di strutture idonee e a malincuore devo confermare questa differenza abissale. Ma c’è altro a mio avviso. Il calcio, e lo sport in generale, vissuto sui risultati, non ha futuro. Il valore del lavoro di una società non si può misurare facendo riferimento solo alle classifica tecniche. Negli ambienti calcistici siciliani si respira a volte presunzione, chiusura, poca voglia di mettersi in discussione aggiornandosi ai nuovi modelli. E’ un grande limite. Le società dovrebbero investire di più sulla qualità dei tecnici, che hanno in mano la crescita dei giovani. D’altronde il calcio moderno, adeguandosi ai flussi economici ridimensionati rispetto al passato, propongono esempi come Carpi, Frosinone, Crotone. Le chiamiamo favole perché fanno notizia, in realtà sono soltanto contesti ideali in cui professionisti lungimiranti hanno compreso bene come ottimizzare le risorse”.

Per finire quali consigli di sente di dare ai presidenti e tecnici delle due società

“Nuccio Buono nella Leonfortese ed Enzo Grippaudo nell’Enna vivono il ruolo di presidente senza atti di protagonismo e questo rende onore a entrambi. Mi auguro che vogliano pretendere sempre la massima preparazione dei propri collaboratori, perché solo questo può garantire un futuro roseo a entrambe le squadre. Inoltre bisogna cercare di potenziare la rete con altre società, anche di discipline diverse, al fine di crescere ed estendersi meglio sul territorio. Quanto ai tecnici, conoscendoli e apprezzandoli entrambi, sono certo che Mirto e Di Matteo continueranno a trascinare le loro squadre verso risultati e obiettivi sempre più importanti. Il primo mi ha insegnato che l’umiltà è un elemento fondamentale per migliorarsi sempre, il secondo che la voglia di fare supera anche i limiti più duri”.

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