Barrafranca, manifestazione in ricordo di Francesco Ferreri

A distanza di nove anni, il ricordo di Francesco Ferreri è ancora vivo e indelebile. L’iniziativa “Per non dimenticare” ha visto la partecipazione della comunità e la cospicua presenza di giovani e giovanissimi. La storia di Francesco, tredicenne ucciso da una mano ancora ignota, ha scosso molte coscienze, trovatesi a fare i conti con l’abisso che si prova di fronte al male. Un corteo composto e silenzioso è partito nel pomeriggio da casa della famiglia Ferreri fino ad arrivare in chiesa Madre dove altri già attendevano. Proprio in chiesa è avvenuto l’intervento-dibattito di Don Fortunato di Noto che ha espresso la sua vicinanza alla famiglia e alla cittadinanza, ancora stravolta da quanto accaduto quasi un decennio fa. Il presbitero, noto per la sua lotta contro la pedofilia e la tutela dell’infanzia in Italia e nel mondo, ha dato sostanza al concetto di vicinanza e fratellanza verso il prossimo, enfatizzando l’importanza della condivisione e della protezione che dovrebbe avvenire tra le famiglie, ormai troppo “prese” dalla propria quotidianità. Don Fortunato ha sostenuto animatamente: << Un bambino è stato ucciso. Bisogna trovare i colpevoli, la vostra voce possa squarciare il senso profondo del silenzio. Non uccide solo un’arma, uccide anche il tacere, uccide anche l’omertà. Dobbiamo dire ad alta voce che è necessario riaprire le indagini, giustizia deve essere fatta, affinché chiunque sia stato abbia la possibilità di guarire e redimersi. Chi ha ucciso Francesco si consegni alla giustizia>>. Allo stato attuale, chi si è macchiato di un crimine così efferato non ha ancora un nome e resta impunito. Se inizialmente, le indagini portarono all’individuazione di quattro persone sospettate di essere coinvolte nell’omicidio, di fatto l’iter processuale ha scagionato definitivamente gli stessi. I familiari del piccolo non hanno ancora ottenuto giustizia, chiusi nel loro dolore hanno seguito l’intera manifestazione con la dignità di chi affronta quotidianamente una tragedia troppo grande per poter essere compresa e accettata. Sostegno e forza sono stati testimoniati dalle parole del vescovo Rosario Gisana che durante la sua omelia ha affermato: << Ho voluto questo momento di incontro con tutte le mie forze. Voglio far sentire il mio affetto a questa famiglia e a tutte le famiglie che soffrono. Questa giornata deve essere vista come l’inizio di un cammino penitenziario. Nessuno accusa nessuno e nessuno si deve sentire accusato. Davanti a Dio siamo tutti manchevoli. Tutti noi portiamo il peso di una grande responsabilità e ci siamo lasciati prendere dall’indifferenza. Bisogna saper chiedere perdono per noi stessi ma anche per gli altri>>.

A conclusione della manifestazione, da registrare un momento toccante in cui alcuni ragazzi hanno lanciato in aria dei palloncini bianchi di fronte ad una comunità commossa e partecipe.

Silvia D’Angelo

 

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