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Dal Senegal all’Italia: Never Stop il progetto fotografico dell’ennese Carmelo Stompo; inaugurazione il 13 dicembre

NEVER STOP
Dal Senegal all’Italia, un viaggio fotografico per documentare il dramma della migrazione che oggi è parte del nostro quotidiano e che rischia troppo spesso di diventare invisibile. Da questa emergenza nasce Never Stop, un progetto fotografico che racconta la storia di Arouna, un giovane senegalese che a 17 anni ha lasciato il Senegal, la famiglia, gli affetti per raggiungere l’Italia, con la speranza di renderla il luogo del suo riscatto.
Oggi Arouna, dopo 4 anni, vive per strada perché l’Italia è un paese molto strano: non gli permette di restare nel nostro paese e nello stesso tempo non lo fa andare via in un altro posto dell’Europa.
In tre anni l’ho fotografato, l’ho ascoltato, gli ho parlato, l’ho aiutato, ho cercato di farlo sentire a casa. Ho cercato di ridargli quello che il nostro Paese non gli riconosce, l’identità, e quello quello che questo Paese gli ha tolto, la dignità.
Nel mondo capitalista, l’immigrazione clandestina è un problema politico molto dibattuto. Dagli occhi dei più poveri del mondo, è una decisione straziante, una decisione presa per rendere la vita un po’ migliore a sé stessi e alla propria famiglia.
Arouna viveva in una casa di due stanze con i suoi genitori e otto fratelli, a Bossinka, in Senegal. E’ cresciuto con un’immagine dell’Europa come una specie di “Terra Promessa”: se solo potrà arrivarvi, la vita per sé e la sua famiglia cambierà.
Attraverso gli occhi di un uomo comprendiamo le ricompense e i costi di un tale sogno.

Quando sei clandestino ti senti sempre in galera. Ti senti come prigioniero, come un cane randagio che non vale nulla. Non puoi fare nulla, non sei nulla, non esisti; anche restare nascosti in una piccola stanza abbandonata è sentirsi in galera, senza poter dire “buongiorno” a qualcuno. Non avere cosa mangiare, non avere un lavoro, tutto è molto difficile. Trascorrere intere giornate a camminare per aspettare di poter andare a dormire, e così tutti i giorni, i mesi, gli anni.
Perché lasciare il proprio paese? Per ritrovarsi in prigione? Non è questa l’Europa che Arouna e tanti altri come lui si aspettavano! Ci sono persone che passano per la porta d’ingresso ma Arouna è passato per la finestra, una finestra che rischia di non avere altre uscite, quel “tra” che le società moderne hanno creato e da cui questi ragazzi non riescono a uscirne fuori.

In questo progetto, racconto la storia di Arouna dalla mia, anzi dalla nostra prospettiva, quella mia e di Arouna, proprio perché NEVER STOP è un progetto che man mano abbiamo costruito insieme.

La fotografia, oggi, piuttosto che restare dall’altra parte dell’obiettivo sforzandosi di documentare oggettivamente fatti e luoghi, spazio e tempo, deve entrare in gioco, per avere un approccio più personale e autoriale.
Il dramma delle migrazioni è stato raccontato da tantissimi fotografi; abbiamo visto già tantissime immagini e allora, quando ho iniziato a guardare i primi scatti che stavo producendo mi sono posto delle domande:
1) Cosa aggiunge questa foto?
2) Il linguaggio che ho scelto parla a chi guarda le immagini o no?
3) C’è più verità in quello che è reale o in quello che è immaginato?
Penso che una storia non debba per forza essere verità, ma è fondamentale che sia pertinente, deve abbracciare il perimetro emotivo, entrare nei vestiti degli altri e tirare fuori le emozioni così come è assolutamente necessario avere il coraggio di prendere posizione nei confronti del “mondo”.
Dai miei genitori, soprattutto da mio padre, ho ereditato l’amore per la giustizia sociale. Mi sembra invece che oggi siamo un po’ rassegnati all’ingiustizia e, a volte, sensibilizzare le coscienze è molto difficile, soprattutto quando dentro quei vestiti c’è tanta aridità.
Never Stop è la storia di Arouna ma è anche la storia di tantissimi giovani che hanno un sogno, quello di rendere la loro vita migliore più giusta, esattamente come i nostri ragazzi.
Carmelo Stompo

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