Asp Enna, da rifare l’Atto Aziendale

Tutto da rifare. L’assessorato regionale alla Salute ha infatti bocciato l’atto aziendale presentato dall’Asp e fortemente criticato dai sindacati in particolare dalla Uil e dai sindacati dei medici. Il motivo della “bocciatura”, è stato l’eccessivo aumento dei costi passati dai 102 a poco meno di 140 milioni. Dall’assessorato quindi è arrivato il “diktat” a ritornare a discutere sull’ordine dei 102 milioni. Così per martedì è stato convocato nuovo tavolo di trattativa da azienda e parti sociali per riprendere un cammino verso la stesura di un documento programmatico che appare molto improbabile possa trovare la condivisione generale ma che però è necessario che venga approvato il prima possibile per cercare di fare funzionare al meglio una macchina organizzativa molto complessa come quella della sanità. “Se è stato lo stesso assessorato a bocciare il documento significa che noi non dicevamo no senza se e senza ma solo perchè faziosi – ha commentato il segretario provinciale del Pubblico impiego Uil Giuseppe Adamo – significa che le osservazioni che facevamo come organizzazione sindacale erano supportate fa elementi concreti. Mi auguro che da questa bocciatura la direzione generale dell’Asp ne prenda insegnamento e che da martedì prossimo possa iniziare un percorso molto più sereno, chiaro e lineare”. Infatti da sempre la Uil è stata la sigla sindacale più intransigente nel commentare il documento redatto dall’azienda come lo è anche la Cisl medici che ha una posizione totalmente diversa dalla segreteria territoriale Cisl pubblico impiego. Uil e Cisl medici hanno fortemente contestato l’eccessivo sbilancio tra la riorganizzazione delle arre amministrativa e sanitaria con la seconda molto più penalizzata dalla prima. Dello sforamento dei costi lo aveva già evidenziato proprio la Uil e con diverse unità operative dell’area sanitaria declassate. Anche la Cisl Medici ha evidenziato come l’area sanitaria sia stata penalizzata rispetto a quella amministrativa. Non cosi “duri” ma sempre critici verso l’atto aziendale ormai “scomunicato”, anche la Cgil, la Cisl Pubblico impiego, Fials, Nursind, tanto che avevano già redatto un documento in cui venivano evidenziati dei correttivi da apportare al documento. Ma a questo punto è ormai tutto da rifare. “Mi auguro che si inizi a discutere serenamente su un atto aziendale che possa essere redatto per il bene comune sia dei dipendenti che degli utenti – ha detto il segretario provinciale del Norsind Mirco Pavone – e si finisca di fare populismo e pensare solo ai privilegi individuali”.

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