Ance Sicilia su Riforma Appalti

Palermo, 3 settembre 2015 – Lo scorso mese di luglio il Parlamento siciliano ha approvato una legge di riforma degli appalti, frutto di due anni di intenso lavoro che ha coinvolto tutte le associazioni imprenditoriali e i sindacati, che ha l’obiettivo di sbarrare la strada alle imprese mafiose, ai tangentisti, a chi usa cemento depotenziato e lavoro nero, insomma agli interessi criminali in genere e di aprire il più possibile il mercato delle opere pubbliche alla libera concorrenza del mercato sano.

Sono stati adottati nuovi criteri di valutazione delle offerte, in linea con la proposta di riforma elaborata dall’Ance nazionale, che impediscono la formazione delle cordate, bloccano il fenomeno dei ribassi eccessivi, consentono quindi l’aggiudicazione solo ad imprese sane che rispettano le regole e applicano i contratti di lavoro e le norme sulla sicurezza.

Dalla sua entrata in vigore la riforma ha dimostrato di produrre gli effetti sperati. Infatti, le prime sette gare sono state aggiudicate con ribassi ragionevoli che tengono conto dell’analisi del progetto e non della previsione statistica al rialzo, non si sono registrati ricorsi che allungano i tempi di apertura dei cantieri e i costi di amministrazioni e imprese, e finalmente hanno cominciato a vincere imprese diverse dai “soliti noti”.

Imprenditori, sindacati, lavoratori ed esponenti dell’antimafia hanno ricominciato a credere che è possibile vivere e lavorare in una terra normale.

Ma incredibilmente oggi, nel giorno in cui il Presidente della Repubblica ha ricordato il sacrificio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il governo nazionale – quello delle riforme, della legalità e dello sviluppo – ha comunicato alla Regione siciliana l’intenzione di impugnare la riforma davanti alla Corte costituzionale, quella che, nella sentenza numero 288 del 2007, ha scritto che l’esigenza di contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti “costituisce interesse prevalente”. La legge siciliana, espressione della potestà legislativa esclusiva in materia così come recita lo Statuto autonomistico, ha finalmente affermato la legalità e la concorrenza in un settore profondamente corrotto; eppure il Consiglio dei ministri la vuole bloccare appellandosi alle norme europee in materia di concorrenza.

Non entriamo nel merito degli aspetti giuridici. Chiediamo invece al presidente Matteo Renzi di rinviare la discussione sul tema prevista nella riunione di Palazzo Chigi di domani e di avviare un confronto per trovare una soluzione che garantisca il mantenimento di un sistema di regole assolutamente necessario per la sopravvivenza di imprese che non cedono alla mafia e ai sotterfugi. Il Presidente Mattarella e il Premier Renzi non spengano la speranza di chi crede ancora nella possibilità che le istituzioni non siano involontariamente dalla parte dei soliti colossi che, tramite subappalti e tangenti, hanno violato tutte le leggi e hanno riempito le cronache siciliane di tangenti, di opere incompiute e di viadotti che crollano.

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