Alfina Fresta, una voce speciale che incanta – (di Ivan Scinardo)

Alfina Fresta, una voce speciale che incanta
Di Ivan Scinardo

Alfina Fresta è una giovane cantante lirica di Catania, con tetraparesi spastica. Si muove sulla sua sedia a rotelle anche se riesce a camminare per piccoli tratti, a patto che ad accompagnarla siano i suoi amici o i suoi genitori. Quando canta esprime il suo sopraffino talento, dono di natura, di tante ore di studio e di applicazione. Era ai più sconosciuta sino a pochi giorni fa, quando una sua breve esibizione, pubblicata su Facebook, ha ottenuto più di sessanta milioni di visualizzazioni nel volgere di pochi giorni. Da artista nota entro i confini dell’isola, ma che se la vedi e la ascolti non la dimentichi più sia per il timbro della sua voce potente cristallina che per la sua condizione fisica, a webstar di prima grandezza. E, come succede in questi casi, il fenomeno è diventato incontrollabile, con messaggi, proposte di esibizione o di riconoscimenti da tutto il mondo, non ultima la richiesta di una tournée, per lei e la sua compagnia, in Russia.

Parlare di Alfina e non parlare del suo NeonTeatro è impossibile: è la sua seconda famiglia. La compagnia catanese nasce poco meno di trent’anni fa da un pensiero di Monica Felloni, regista, e il suo compagno Piero Ristagno, direttore artistico: vivere l’esperienza teatrale con le persone disabili che, a ben pensarci, sono quelle che più di tutte avrebbero meno titolo per esprimere armonia e bellezza. E’ una loro intuizione, che trova le radici nel loro animo di persone dotate di rara sensibilità e di amore per la vita. Nasce così il NeonTeatro, con la precisa idea di mettere al centro la persona nella sua interezza: gli attori, abili e disabili insieme, fanno dono di sé allo spettatore della loro diversità, dote che accomuna ogni essere umano. Sono composizioni sceniche che fanno stare attaccati sulla sedia, forse perché narrano, fra l’altro, l’armonia di relazioni vissuta fra tutti, attori, regista, collaboratori. Ecco allora che le apparenze di corpi “inusuali”, di “forme” che i luoghi comuni ci hanno insegnato a leggere come strani senza riflettere sui significati più profondi della “parola handicap”, diventano forma e sostanza di una “parola nuova” che prima interroga ciascuno nel profondo e subito dopo svela l’infinito valore dell’incontro con la diversità perché incontro, anzitutto, con la parte più vera di noi stessi e che rende ogni essere umano simile: ognuno è frutto di una creazione assolutamente unica e, nel misterioso, stupefacente mosaico che è l’umanità, ciascuno è elemento insostituibile e in rapporto con l’altro. E’ un teatro verità-bellezza, la cui visione raramente lascia indifferenti.

Lo spettatore che ascolta Alfina o assiste ai movimenti scenici di Danilo Ferrari e Angela Longo sulle loro sedie a rotelle, non si emoziona per lo scontato “ma che bravi, anche loro ce l’hanno fatta” ma perché si trova proiettato in una dimensione di umanità che è bellezza e quindi, indiscutibilmente, arte.

Alfina tra poco compirà 29 anni, così come la sua sorella gemella. Nessuna diagnosi è stata formulata sulle cause della sua tetraplegia. Quello che è certo è che sin da piccola canta, con una voce che sorprende tutti, addetti ai lavori compresi. E chi ha la fortuna di ascoltarla, legittimamente si chiede come da un esile corpo che a stento arriva a pesare quaranta chili, possa uscire una voce così potente, al punto da cantare romanze da tenore.

Mamma Antonella, che in questi giorni ha ricevuto decine di telefonate da giornalisti di tutta Italia, racconta di una figlia dal carattere forte, che mai si arresa dinanzi alla sua tetraplegia e che ha combattuto “con la forza di una guerriera”. E quando i diversi interventi chirurgici non hanno dato i risultati attesi, senza segni di sconforto, le ha detto: “Mamma, adesso basta. Non pensiamo più al passato, ma al presente e al futuro”.

A tutt’oggi Alfina è stata ascoltata da oltre 60 milioni di persone. Ci si aspetta che i numeri continuino ad aumentare. Le più note testate italiane si stanno occupando di lei e dell’Associazione culturale Nèon, di cui il teatro è una delle sue espressioni.

La voce di Alfina, che sta riecheggiando dove ormai non si riesce più a sapere, non dovrebbe lasciare indifferenti: lei, e i suoi amici del Neon, possono offrirci una grande mano per riflettere sull’infinito valore della persona, delle relazioni autentiche, del dono di sé. Tutto il resto, che può esserci, è solo apparenza.

Alfina si è esibita il 30 giugno, in occasione del Festival della Famiglia, organizzato dal Forum nazionale delle associazioni familiari. Il tema era “Patto per la natalità”.

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