Agroalimentare: viaggio tra le eccellenze ennesi: le 4 donne della famiglia Turco

I figli di Cerere viaggio tra le eccellenze ennesi
| fonte www.sicilymag.it
fonte: ciboprossimo.net
E nella terra di Demetra le donne scendono letteralmente in campo. A Enna le quattro sorelle Turco, insieme alla madre Delizia, hanno deciso di rimboccarsi le maniche dopo la morte prematura del padre. Silvia, Tiziana, Anna e Gea ( quest’ultima presidente regionale di “donne in..campo” della CIA) si dedicano all’azienda agricola ereditata dai nonni. Duecentocinquanta ettari dove coltivano, biologicamente, ulivi per la produzione dell’olio extravergine che di recente ha avuto il riconoscimento IGP Sicilia, e anche cereali antichi. Una parte della loro azienda è dedicata all’allevamento della linea vacca- vitello allo stato brado, ma si caratterizza anche per la produzione dello zafferano di prima categoria, l’“oro rosso” di Sicilia,che qui conserva un profumo particolarmente intenso perché appena raccolto viene conservato sotto vetro per mantenere le qualità edonistiche. «Un lavoro meticoloso e delicato -spiega Silvia Turco -. Mi occupo personalmente della raccolta che dura pochissimi giorni». Non solo un’impresa al femminile, quella delle sorelle Turco è anche una scelta di vita, etica. «Abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli un mondo sano e migliore, un ecosistema dove l’uomo vive in armonia con la natura. Non abbiamo nessun diritto di stravolgerlo».

continua

Impetuoso minimalismo cerealicolo… Silvia Turco
Aggiunto il 29/01/2018 | fonte ilsaperedeisapori.it
250 ettari di territorio a cavallo dei piloni dell’espropriazione regionale. Agricoltura e allevamento. Cereali antichi, olivi, zafferano e linea vacca-vitello allo stato brado. Il tutto, comunicando burocraticamente una terra che ha bisogno assolutamente di qualcuno che alzi i toni. Silvia ha studiato il sistema, la tradizione e il gusto. È diventata una degustatrice, una bracciante agricola, un’imprenditrice, un’associazionista e un’inflessibile castigatrice dei costumi locali con il vezzo del recupero. Parla, assaggia, conosce, tratta, custodisce, protegge, appoggia, padroneggia l’idioma e rimanda indietro l’idea di praticità in un luogo di menestrelli e traffichini. Il tutto sotto un marchio imponderabile e un’idea di farina che passa dalla pietra e dai molini Riggi. Perché la sua famiglia è la stessa che ha dato il là alla Dop del pane di Dittaino, che ha lavorato sulla Dop dell’olio ennese e che ha continuato a miscelare il presente con il passato, l’espropriazione con i debiti, lasciando alla comunicazione qualcosa di assolutamente forestale e selvatico.

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