Agroalimentare, quando il Cous Cous vuol dire integrazione

Quando il cous cous vuol dire integrazione

La storia di Suad e Salua, due donne tunisine che a Mazara del Vallo, in Sicilia, hanno trovato il luogo ideale per riscattarsi e per tentare una vita nuova. Fatta anche di dolci tipici

di Clara Minissale

Fonte: Cronache di Gusto

Integrazione e riscatto. Voglia di darsi da fare e di mostrare ciò di cui si è capaci. Un piatto di cous cous o un vassoio di dolci possono valere molto più dei semplici ingredienti che li compongono.

Possono servire a tracciare una strada persa tanti anni prima lasciando la propria terra d’origine e che oggi conduce a orizzonti finalmente nuovi, compiuti. Salua e Suad sono in Sicilia da vent’anni. Hanno lasciato la Tunisia che erano ancora delle ragazzine e hanno trovato in Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, la loro nuova terra. Ma ci sono voluti vent’anni e un programma di integrazione portato avanti dalla Fondazione San Vito, perché il loro inserimento fosse compiuto a tutti gli effetti. Con un corso messo a punto dalla Fondazione hanno imparato la pasticceria italo-tunisina e alla fine del progetto hanno costituito la cooperativa “Nuovi italiani” grazie alla quale sperano di trovare un lavoro. E intanto partecipano ad eventi e manifestazioni per raccontare la loro storia e la loro cucina.

“Lavoriamo principalmente con donne e bambini perché la maggior parte degli uomini che arriva a Mazara va per mare”, racconta la responsabile della Fondazione San Vito, Vilma Angileri. Sono circa tremila i tunisini che vivono a Mazara del Vallo “e qui è necessario fare integrazione giornalmente”.

Salua e Suad hanno scelto la strada della cucina per mostrare quanto le due comunità, quella di Mazara e quella tunisina, siano vicine non solo nello spazio ma anche nelle tradizioni. Hanno scelto il cous cous, cibo dei viaggiatori per eccellenza ma anche cibo della festa, che loro declinano con padronanza di gesti in gusti dal forte richiamo di casa, dove casa è ora la Tunisia, con pesce e spezie, ora la Sicilia con l’abbondanza di finocchietto selvatico. E poi si sono dedicate ai dolci e adesso le due donne, con figli già grandi che frequentano l’università, sognano di potere lavorare in pasticceria per dare una mano alle loro famiglie.

“Vede i nostri dolci? – dice Salua indicando makroud a base di datteri, brick con mandorle e samsa con frutta secca – In Tunisia usiamo molti ingredienti che usate anche voi, come le mandorle o il miele, solo che li lavoriamo in modo diverso per poterli conservare a lungo”. Hanno imparato anche la basi della pasticceria siciliana e oggi la loro cassata, decorata con agrumi e datteri, è il ponte non solo più ideale tra la Sicilia e la Tunisia. “Adesso – conclude Salua – speriamo di potere utilizzare la nostra esperienza in un vero laboratorio di pasticceria”.

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