Agrimafia; Coldiretti Sicilia, “L’isola pronta al riscatto, più controllo del territorio”

 E’ il controllo del territorio che garantisce il riscatto di una Regione dove  la criminalità ha un impatto molto elevato. Lo affermano il presidente e il direttore Coldiretti Sicilia, Alessandro Chiarelli e Prisco Lucio Sorbo – commentando la classifica illustrata stamani durante la presentazione del  rapporto sulle agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, che vede l’Isola ai primi posti con un elevato indice di organizzazione criminale.

L’emersione di questi dati è garantita solo dall’azione costante sul territorio che   fotografa un sistema che colpisce soprattutto il settore agricolo dove la criminalità continua a perpetrare azioni che vanno dall’abigeato al furto di mezzi e del raccolto per arrivare al caporalato – aggiungono.

La denuncia, il ripopolamento delle aree interne, la creazione di infrastrutture devono essere perseguite con forza per avviare quelle azioni di riscatto indispensabili per sconfiggere le logiche delinquenziali garantendo gli investimenti.  Oggi in Sicilia è l’agricoltura che incrementa l’occupazione soprattutto giovanile – concludono – e il collegamento continuo con le istituzioni rappresenta la chiave di volta per proseguire in questa strada che deve riabilitare interi territori.

  

 

 

Province IOC Province IOC Province IOC
Ragusa 100,0 Pistoia 35,1 Venezia 15,6
Reggio Calabria 99,4 Cagliari 34,7 Bologna 15,2
Napoli 78,9 Ancona 34,5 Brescia 14,9
Pescara 71,4 Gorizia 32,7 Ravenna 14,4
Caltanissetta 69,4 Teramo 31,5 Lucca 14,3
Caserta 68,4 L’Aquila 31,2 Forlì-Cesena 13,9
Foggia 67,4 Terni 30,0 Sondrio 13,8
Vibo Valentia 65,3 Viterbo 29,1 Varese 12,9
Crotone 58,4 Italia 29,1 Massa-Carrara 12,5
Catania 57,5 Trieste 27,9 Siena 12,1
Perugia 55,9 Ascoli Piceno 27,8 Verona 11,5
Catanzaro 55,3 Oristano 27,1 Pavia 11,1
Imperia 54,3 Grosseto 26,9 Padova 11,0
Brindisi 51,6 Alessandria 26,9 Reggio nell’Emilia 10,4
Frosinone 49,3 Roma 26,7 Cremona 10,3
Siracusa 49,2 Chieti 26,3 Mantova 9,4
Isernia 48,9 Novara 24,5 Udine 9,3
Enna 48,4 Savona 24,1 Modena 8,7
Palermo 47,5 Asti 24,0 Lodi 8,6
Cosenza 47,3 Prato 24,0 Piacenza 8,1
Nuoro 46,3 Arezzo 23,9 Parma 7,7
Sassari 45,9 Genova 23,4 Ferrara 6,4
Trapani 45,3 Macerata 23,3 Bergamo 5,9
Salerno 44,3 Verbano-Cusio-Ossola 22,7 Cuneo 5,7
Agrigento 43,4 Rimini 21,7 Como 5,6
Latina 43,3 Rovigo 21,3 Vicenza 4,6
Potenza 42,9 Livorno 20,2 Pordenone 3,0
Campobasso 42,7 Fermo 19,7 Bolzano 1,5
Avellino 42,3 Rieti 19,6 Belluno 0,9
Barletta-Andria-Trani 40,9 Vercelli 19,1 Trento 0,6
Bari 40,9 Biella 18,8 Treviso 0,5
Messina 40,6 Torino 18,8 Monza e della Brianza 0,1
Taranto 39,4 Firenze 18,8 Lecco 0,0
La Spezia 38,7 Milano 17,9 Carbonia-Iglesias .
Lecce 37,4 Pesaro e Urbino 17,3 Medio Campidano .
Matera 37,3 Pisa 17,1 Ogliastra .
Benevento 35,7 Aosta 17,1 Olbia-Tempio .

 

 

 

 

 

 

 

I beni confiscati – dati al 30/09/2015

 

Dai dati dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata emerge che il totale complessivo degli immobili confiscati al 30/09/2015 ammonta a 17.577 unità. Tra questi, 9.310 immobili destinati, 7.955 in gestione e 312 usciti dalla gestione. I beni confiscati risultano numerosi soprattutto nelle regioni in cui è più radicata la presenza delle mafie, con un netto primato della Sicilia (6.916 immobili, più della metà dei quali destinati). Seguono la Campania (2.582) e la Calabria (2.449); quarta la Puglia (1.665), quinta la Lombardia (1.266), sesto il Lazio (1.170).

Per quanto riguarda le aziende, si contano 771 beni destinati, 1.550 in gestione, 866 usciti dalla gestione, per un totale di 3.187. Anche per le aziende, la concentrazione dei beni si evidenzia particolarmente in Sicilia (1.148): al secondo posto la Campania con 632, al terzo il Lazio con 410; seguono la Calabria con 315 e la Lombardia con 286.

 

 

 

L’indice di organizzazione criminale (Ioc)  – rileva Coldiretti Sicilia – rappresenta la diffusione e l’intensità del fenomeno dell’associazione criminale, in considerazione delle caratteristiche intrinseche alla provincia stessa e di conseguenza sia di eventi criminali denunciati sia di fattori economici e sociali.  E’ fondato sull’analisi di quelle variabili criminali che si ritiene siano più tipicamente collegate all’associazionismo criminale e di quelle variabili socio-economiche che possono influenzare il grado di vulnerabilità di un territorio rispetto al crimine organizzato. 

 

 

 

 

 

Presenza elevata nel Mezzogiorno, ma nessuna regione
> risparmiata. Una presenza, quella delle
> agromafie,
> che non risparmia nessuna regione italiana: se è elevata nel
> Mezzogiorno, è stabile e forte nel Centro dell’Italia ed in modo
> particolare in Abruzzo e Umbria, in alcune zone delle Marche,
> nel Grossetano e nel Lazio, per lo più a Latina e Frosinone.
>   Al Nord il fenomeno è molto evidente in Piemonte, nell’Alto
> lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole
> lungo la Via Emilia.
>    È quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale
> (Ioc) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto
> Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità
> nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, che si fonda su
> 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e
> l’intensità della criminalità in una data provincia.
>    In Calabria e Sicilia si denota un grado di controllo
> criminale del territorio pressochè totale, al pari della
> Campania, riflettendo la forza di ‘Ndrangheta, Mafia e Camorra,
> come si sottolinea il rapporto. Il grado di controllo e
> penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia,
> invece, pur mantenendosi elevato, risulta inferiore che altrove,
> così come in Sardegna.
>    In Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice
> Ioc alto è stata Messina, mentre sul restante territorio i
> valori sono molto elevati, in particolar modo nelle zone
> meridionali e orientali.
>    Al di sopra della media nazionale dell’indicatore si
> collocano i territori lungo tutta la catena appenninica, sia in
> Meridione che in Italia centrale e lungo l’Appennino
> tosco-ligure. Sia pur con livelli inferiori alla media
> nazionale, la provincia di Roma ha un livello di indicatore
> medio-alto, mentre è medio-basso nella maggior parte delle
> province del Centro e Nord Italia, quali Genova, Torino,
> Firenze, Milano, Bologna e Brescia. (ANSA).

Indice di Organizzazione Criminale (IOC) dell’Eurispes: un quadro dell’Italia

 

Nota metodologica. Per fare emergere statisticamente il grado di penetrazione della criminalità nel nostro Paese, l’Eurispes ha creato l’Indice di Organizzazione Criminale (IOC). Tale indice rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno dell’associazione criminale, in considerazione delle caratteristiche intrinseche alla provincia stessa e di conseguenza sia di eventi criminali denunciati sia di fattori economici e sociali. L’Indice è fondato sull’analisi di quelle variabili criminali che si ritiene siano più tipicamente collegate all’associazionismo criminale e di quelle variabili socio-economiche che possono influenzare il grado di vulnerabilità di un territorio rispetto al crimine organizzato. Nello specifico: quadro economico: Prodotto interno lordo, disoccupazione, spesa familiare, popolazione; sistema bancario: protesti, interessi sui prestiti, sofferenze su impieghi, valore del credito al consumo; tessuto imprenditoriale: imprese cessate, iscritte; criminalità: reati di strage, omicidio a scopo di rapina, omicidio di tipo mafioso, tentato omicidio, minacce, sequestro di persona, sfruttamento e/o favoreggiamento della prostituzione, furto di automezzi pesanti, rapina, estorsione, contraffazione di marchi, ricettazione, riciclaggio di denaro o beni di provenienza illecita, usura, attentati, contrabbando, danneggiamenti in seguito ad incendi, associazione a delinquere, associazione di tipo mafioso, organizzazione criminale.

I dati relativi ad ogni variabile di contesto, desunti dalle statistiche ufficiali di fonte Ministero dell’Interno, Banca d’Italia, Istat e Camere di Commercio sono stati rapportati a grandezze che ne consentissero il confronto a livello provinciale; ottenendo 29 indicatori specifici.

L’IOC è stato calcolato come la combinazione lineare degli indicatori di contesto sopra descritti, opportunamente indicizzati e con pesi diversi in funzione della loro correlazione con il numero di reati di “Organizzazione criminale” (nostra variabile obiettivo). L’Indice assume valori compresi tra 0 e 100 (in funzione crescente del grado di presenza nel territorio), ed è stato calcolato per ogni anno tra il 2008 e il 2013. L’IOC è la media, per ogni territorio, del rispettivo Indice ottenuto in ogni anno. Il confine tra associazione per delinquere e associazione di stampo mafioso sta diventando sempre meno netto che in passato e si è ritenuto necessario costruire un Indice generale che individuasse un fenomeno di organizzazione criminale, includendo entrambi gli eventi, ed analizzasse come questo insista sui territori. Si sono aggregati i risultati in 4 classi di IOC suddividendo le classi in quartili; ovvero si è proceduto alla ripartizione di tutte le province italiane in quattro gruppi caratterizzati ciascuno da un valore qualitativo omogeneo (basso, medio-basso, medio-alto, alto).

Lo scenario disegnato dall’Indice di Organizzazione Criminale. L’intensità dell’associazionismo criminale è particolarmente elevata nel Mezzogiorno. In regioni quali la Calabria e la Sicilia si denota un grado di controllo criminale del territorio pressoché totale, al pari della Campania (sia pur con minore intensità nell’entroterra avellinese e beneventano). Tale risultanza, purtroppo non particolarmente sorprendente, riflette la forza e l’estensione di organizzazioni quali la ‘Ndrangheta, la Mafia e la Camorra. Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi significativamente elevato, risulta inferiore che altrove così come in Sardegna. Relativamente a quest’ultima regione, è importante sottolineare come all’elevata intensità dell’associazionismo criminale non corrisponde di pari grado l’egemonia di un’unica organizzazione.

Emerge con chiarezza, inoltre, come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione delle diverse forme associazionistiche (sia per delinquere che a stampo mafioso) sia forte e stabile. Tale infiltrazione risulta essere particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria, nel basso marchigiano, nel grossetano e nel Lazio, in particolar modo a Latina e Frosinone. Le organizzazioni criminali hanno acquisito particolare forza anche in Liguria (in particolar modo ad Imperia) e nel basso piemontese. L’intensità dell’organizzazione criminale, pur attestandosi su livelli medio-bassi, si mantiene significativa, nel Centro Italia, in Toscana e nelle Marche. Relativamente al Settentrione, invece, il fenomeno presenta un grado di penetrazione apprezzabile in Piemonte, nell’alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole lungo la Via Emilia. Lo stesso Indice presenta valori bassi in Emilia, in vaste zone della Lombardia e del Veneto, in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia (con le eccezioni di Gorizia e Trieste).

IOC: la penetrazione della criminalità sui territori. Relativamente alla Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice IOC alto è stata Messina, delineando così nel resto del territorio valori significativamente elevati, in particolar modo nelle zone meridionali ed orientali dell’Isola (Ragusa: 100,0; Caltanissetta: 69,4; Catania: 57,5; Siracusa: 49,2; Enna: 48,4). Anche il complesso delle province calabresi risulta profondamente soggetto all’associazionismo criminale, a partire da Reggio Calabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3; Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3). Il grado di diffusione criminale in Campania, invece, pur essendo elevato sia nel capoluogo (Napoli: 78,9) che a Caserta (68,4) e Salerno (44,3), sembra essere inferiore nell’entroterra.  Si denota una forte presenza di tipo associazionistico anche sul versante adriatico (Pescara: 71,4; Foggia: 67,4; Brindisi: 51,6), nel basso Lazio (Frosinone: 49,3; Latina: 43,3) e in Sardegna (Nuoro: 46,3; Sassari: 45,9). Infine, non devono sorprendere, in quanto fondamentalmente legati alle specifiche operazioni delle Forze di sicurezza nel territorio, i dati relativi a Perugia (55,9) e Imperia (54,3).

Per le province caratterizzate da un IOC medio-alto (c.d. secondo quartile) è di particolare interesse evidenziare quali siano i territori collocati comunque al di sopra della media nazionale, pari a 29,1. Tali territori si trovano prevalentemente lungo la catena appenninica, sia in Meridione (Potenza: 42,9; Campobasso: 42,7; Avellino: 42,3; Benevento: 35,7) che in Italia centrale (Teramo: 31,5; L’Aquila: 31,2; Terni: 30,0) e lungo l’Appennino tosco-ligure (La Spezia: 38,7; Pistoia: 35,1). Risulta elevata la numerosità delle province pugliesi e, nello specifico, di Barletta-Andria-Trani (40,9), Bari (40,9), Taranto (39,4) e Lecce (37,4). Sia pur con livelli inferiori alla media nazionale, è importante sottolineare come l’indicatore relativo alla provincia di Roma (26,7) possa essere considerato ad un livello medio-alto.

Il terzo quartile dell’Indice, per il quale la diffusione dell’associazionismo criminale è considerata ad un livello medio-basso, racchiude gran parte delle maggiori province nazionali del Centro e Nord Italia, quali Genova (23,4), Torino (18,8), Firenze (18,8), Milano (17,9), Bologna (15,2) e Brescia (14,9). Infine l’intensità della diffusione criminale di stampo associazionistico risulta bassa in particolar modo in Emilia (Reggio Emilia: 10,4; Modena: 8,7) e nel Nord-Est (Verona: 11,5; Padova: 11,0; Udine: 9,3).

 

 

 

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