Agricoltura, le “Meline dell’Etna” nuovo Presidio Slow Food in Sicilia

di Clara Minissale

Le antiche mele dell’Etna sono diventate presidio Slow Food, portando così a 41 il numero dei prodotti con la chiocciolina in Sicilia. Il rischio di estinzione, il forte legame con il territorio di appartenenza e le tradizionali lavorazioni tramandate per generazioni, oltre alla caparbietà dei piccoli produttori locali, hanno fatto si che quelle che quasi affettuosamente vengono chiamate “meline”, a causa delle loro piccole dimensioni, siano adesso tutelate da Slow Food.

“Il percorso per la creazione del presidio – spiega Francesco Sottile, agronomo della fondazione Slow Food per la Biodiversità, consigliere di Slow Food Italia e docente del dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali all’Università di Palermo – è iniziato nel 2013. I produttori della zona si sono dati parecchio da fare per la tutela di queste specie e con loro anche l’Ente Parco dell’Etna con il quale si stipulerà un protocollo di intesa che stabilirà le varie attività da portare avanti, compresa la stesura di un disciplinare di produzione”.

Le mele, nel corso dei secoli, hanno trovato sull’Etna uno spazio naturale nel quale crescere e diffondersi. Il clima favorevole e la natura del terreno hanno assicurato a questi frutti un gusto ben definito che conquista il palato dei consumatori. Le specie autoctone sono una ventina ma quelle più conosciute sono senz’altro la Cola, la Gelato e la Gelato-Cola, molto diffuse fino agli anni 70. Poi le antiche varietà sono state progressivamente sostituite da Golden e Red Delicious, molto più produttive e apprezzate dal mercato di quel tempo. Oggi solo pochi coltivatori continuano a preservare le antiche varietà di mele, coltivandole tra gli 800 e i 1.500 metri di altitudine, in pieno Parco dell’Etna. Le produzioni non superano le poche centinaia di quintali, spesso vendute nei mercati locali.

La raccolta, manuale, si fa tra settembre e ottobre e successivamente le mele vengono sistemate in depositi chiamati fruttai, costruiti dagli agricoltori locali nei loro terreni per accatastarle e portarle alla giusta maturazione. Si tratta di costruzioni rurali, spesso in pietra lavica, che oggi gli stessi produttori, tutti raggruppati in un’unica cooperativa agricola, la Zaufanah, vogliono recuperare e trasformare in piccole strutture ricettive.

“Oggi abbiamo una ventina di soci – spiega il presidente della Cooperativa Alfio Leonardi – ma presto raddoppieremo il numero e da Zafferana Etnea, nostra zona di appartenenza, ci sposteremo anche a Pedara e Nicolosi e a noi si aggiungeranno altri agricoltori. Pensiamo di vendere le mele sul posto trasformando questi vecchi depositi in rifugi con aree attrezzate. Vogliamo realizzare anche un impianto di refrigerazione e trasformazione e per questo cercheremo di rientrare nei finanziamenti del nuovo Psr”.
“Un presidio, per un territorio, rappresenta una grande opportunità anche economica – spiega il professore Sottile –. Due anni fa, ad esempio, sono diventate presidio le albicocche di Scillato. Quest’anno, per la prima volta dopo vent’anni, si pianteranno in quella zona nuovi alberi di albicocche. Un grande successo se si pensa che questa coltivazione ha corso il rischio di essere abbandonata. E dopo le mele dell’Etna toccherà alla cipolla di Castrofilippo, al peperone di Polizzi Generosa e al sesamo di Ispica”. Gli agricoltori sono avvisati.

Fonte: Cronache di Gusto

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