Agricoltura, inizia la stagione per le arance di Ribera

Una stagione che prenderà il via ufficialmente lunedì e che si prospetta molto positiva.

“Incrociamo le dita”, dice scherzosamente il presidente del consorzio delle arance di Ribera Dop, Giuseppe Pasciuta. Una riunione con i soci ha sancito il via con una settimana di ritardo alla stagione 2015/2016 di raccolta e commercializzazione. Un po’ di ritardo dovuto esclusivamente a fattori climatici, alla mancanza di freddo. “Gli agrumi hanno bisogno di basse temperature per portare a compimento il ciclo di maturazione – dice Pasciuta -. Le aspettative sono positive e i primi segnali parlano di una buona pezzatura. Lo scorso anno avevamo avuto troppo scarto”.
Infezioni di parassiti, clima, erano stati i responsabili di un raccolto non ottimale. Quest’anno, invece, il prodotto appare buono ed anche la produzione dovrebbe attestarsi sui 140, 150 mila chili, circa il 10, 15 per cento in più dello scorso anno. “Torniamo ai nostri valori – dice Pasciuta -. I cambiamenti climatici ci hanno un po’ scosso, ma ci siamo adeguati. Ora il sistema va a regime, ma è ovvio che non possiamo prevedere il tempo. Possiamo solo assecondarlo con gli interventi sui campi”.

Sono 220 i soci del consorzio delle arance di Ribera che comprende 14 comuni, 13 in provincia di Agrigento (Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Cianciana, Lucca Sicula, Menfi, Montallegro, Ribera, Sciacca, Siculiana e Villafranca Sicula) e uno in provincia di Palermo (Chiusa Sclafani). I mercati esteri sono quelli di riferimento per il consorzio con la Germania in testa, seguita da Austria, Svizzera e con le novità Francia e Inghilterra: “Stiamo analizzando varie situazioni – spiega Pasciuta -. I mercati oltre Oceano non ci interessano, per le troppe difficoltà logistiche che dovremmo affrontare. Ci concentriamo sull’Europa. Adesso studieremo qualcosa nei paesi scandinavi”.
Ma preoccupano gli squilibri del mercato causati dal prodotto spagnolo e africano: “Non possiamo mai vendere ai loro prezzi – dice Pasciuta -. Non avremmo nessun margine nemmeno per recuperare le spese”.
Occhi puntati sul biologico (il 15 per cento della produzione totale del consorzio ora è certificato bio, ndr), “perché è lo stesso mercato a richiedercelo. E se molti soci hanno approfittato di sovvenzioni per convertire il loro agrumeto, molti lo hanno fatto a spese loro, segno evidente che c’è una nicchia di questo mercato che richiede questo tipo di prodotto”.

Le arance di Ribera, però, hanno un problema: finiscono presto: “Una questione annosa – dice Pasciuta – a cui stiamo cercando di trovare una soluzione. Il nostro prodotto finisce a marzo. Non facciamo conservazione in frigo per lunghi periodi e non abbiamo specialità tardive. Eppure, da nostre analisi di mercato, ci sarebbero richieste di arance prodotte in 500 ettari di agrumeto. Vorremmo iniziare a produrre le lane-late, ma molti soci non sono ancora convinti. E, in ogni caso, ci sarebbero da sostenere spese molto grandi”.
Di positivo c’è anche un ritorno dei giovani in agricoltura: “Non ci sono più gli agrumeti abbandonati come un tempo – spiega – anzi. È bello vedere i giovani presenti alle riunioni, che mettono in campo le loro idee di rinnovamento. Forse potrebbe essere la svolta del nostro comparto”.
Chiusura sulla nomina del nuovo assessore siciliano all’Agricoltura, Antonello Cracolici: “Non lo conosco personalmente – dice Pasciuta -, ma mi dicono che sia una persona tosta. Speriamo che dedichi attenzione al nostro settore. Avremmo bisogno di equilibrio e sicurezza, cose che in questi anni sono mancati un po’”.

Giorgio Vaiana

Fonte: cronache di gusto

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