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Adolescenti, abitudini e confidenze

Come passano i ragazzi il loro tempo libero? Chi sono i loro punti di riferimento? Quanto conoscono i rischi legati a fumo, droga e alcool? Sono questi i principali interrogativi che la psicologa Valentina Savoca e la sociologa Carla Pucci hanno posto a oltre 200 studenti della media Savarese (differenziandoli in fasce d’età) per l’indagine  promossa dal dirigente Angelo Di Dio sul tema “I nostri ragazzi, come sono e come li vorremmo”. “Un lavoro sulla preadolescenza – spiega Di Dio – che, insieme ad altri progetti, stiamo conducendo dall’inizio dell’anno scolastico per analizzare la personalità dei giovani  nelle molteplici sfaccettature e il loro rapporto con gli educatori”. I risultati sono stati presentati a genitori e docenti nel corso della tavola rotonda svoltasi lo scorso mercoledì nell’aula magna dell’istituto con Alessandra Lo Piccolo, pedagogista della Kore; Gabriele Presti, dirigente Upgsp; Franco Greco, parroco di Sant’Anna, i rappresentanti di varie associazioni di volontariato impegnate con i giovani, nonché gli assessori comunali Claudia Cozzo e Roberto Pregadio. Tanti gli spunti di riflessione e le problematiche emerse dall’indagine che la docente palermitana Lo Piccolo ha definito complessa, rimarcando la necessità di un ulteriore approfondimento “di tipo qualitativo”. In ogni caso dalla lettura dei numeri qualcosa è emerso. Nell’ambito familiare, dove evanescente appare la figura paterna, il mito della mamma sembra reggere al tempo e confermarsi anche per le nuove generazioni. Il 44-54% degli adolescenti dichiara infatti di avere rapporti confidenziali con la madre, mentre solo il 13-19% preferisce il padre o un fratello. Pur partecipando alla vita di famiglia (solo il 22%circa dice di non farlo) e trascorrendo per la maggior parte “abbastanza” tempo con i genitori, le regole familiari – i ragazzi lo riconoscono  – non sempre le rispettano (il 48-57% dichiara di sgarrare qualche volta). Con gli amici (compresi i compagni di scuola) tendenzialmente i rapporti sono considerati buoni; si incontrano di preferenza in piazza. “Questa è una realtà tutta ennese che va mantenuta e rivalutata – ha commentato la Lo Piccolo – Perché non trasformare però la piazza in un luogo di incontro pensato e creativo?”. Se nel complesso la socialità fra i ragazzi sembrerebbe non presentare dati preoccupanti, la presenza di piccole percentuali (circa il 4-6%) di conflittualità ed esclusione dichiarate, “va studiata – ha detto anche Don Greco – quale campanello d’allarme per fenomeni di isolamento o bullismo”. Qualche delusione, genitori e docenti, se la sono presa con la cultura e lo studio. Mentre quasi la metà dei ragazzi dichiara di passare molte ore davanti alla tele o al pc, solo il 12% circa passa molte ore sui libri per studiare, mentre pochi sono lettori per passione (8-14%). “Dipende da come gli adulti li hanno avvicinati ai libri e al loro uso”, commenta la Savoca. Informati sugli effetti delle dipendenze da droga, alcool e fumo (il 90% circa dichiara di sapere), lo sport rimane una carta vincente nella formazione dei giovani (il 71% circa lo pratica), mentre pochi sono i ragazzi che, largo alla fantasia, passa del tempo giocando (solo il 20%).“Già a partire da questi dati e dalle numerose problematiche emerse – conclude il dirigente Di Dio – è chiaro che è necessario assicurare una piena convergenza educativa tra famiglia, scuola e le altre agenzie del territorio. In ogni caso, ritengo indispensabile che noi adulti ci mostriamo come modelli che incarnano realmente regole e metodi”. Fonte: Giornale di Sicilia

Danila Guarasci

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