Abitazioni, Uppi, ultimi dati sulla Cedolare Secca

ULTIMI DATI SULLA CEDOLARE SECCA

Il canale concordato. In attesa dei rinnovi in base al nuovo decreto ministeriale
La crisi dà una mano alle vecchie intese .Da quando, nel 2014, la tassa piatta sugli affitti a canone concordato è scesa al 10% l’attrattiva di questo canale è aumentata. E i dati del Rapporto immobiliare 2017 comincino a dimostrarlo. Se nel 2015 i nuovi contratti concordati registrati alle Entrate superavano di poco le 165mila unità (con la tassa “piattissima” in vigore già da un anno), nel 2016 si è arrivati a quota 191mila (+15%). Ma a pesare sulle scelte dei proprietari è anche il fattore tempo.
Spesso decisivo, ad esempio, è l’aggiornamento dell’accordo territoriale tra associazioni di proprietari e inquilini, che fissa i livelli minimi e massimi degli affitti calmierati: più l’accordo è datato, più il canone concordato rischia di essere non aggiornato alle dinamiche di mercato, nel nostro territorio è ai limiti della scadenza, infatti fu stipulato nel 2014. I dati confermano che li dove gli accordi sono datati, con vecchie fasce di oscillazioni quindi non conformi grosso modo ai prezzi di mercato, il canale concordato, nonostante gli abbattimenti fiscali, resta in bassa percentuale . A spiegarlo è anche l’ampio divario tra le due soluzioni: il canone agevolato è il 34% più basso della media di mercato, pari a 819 euro. Man mano che ci si allontana dalle grandi città, però, il ragionamento tiene meno: qui negli anni della crisi immobiliare i canoni liberi hanno perso anche il 20-30% del valore, con il risultato che la forbice con quelli moderati, pur se risalenti nel tempo, si è di fatto ristretta.  
Sempre per il fattore tempo, i proprietari che vogliono recuperare prima l’alloggio potrebbero preferire il canale concordato che di base dura cinque anni (3+2), contro gli otto dell’ordinario (4+4). Fattore tempo anche per la tassa super-piatta: la cedolare secca al 10% è confermata solo fino a fine anno, dopodiché – salvo proroghe, già chieste delle sigle della proprietà edilizia con in prima linea l’UPPI – si tornerà all’aliquota al 15%, troppo vicina a quella del 21% per spingere davvero gli affitti calmierati. 
C’è poi lo sconto Imu e Tasi del 25% per i canoni concordati, introdotto dal 2016, che vale in tutti i Comuni italiani, compresi quelli che non sono ad alta tensione abitativa e per i quali bisogna riferirsi all’intesa territoriale del Comune «omogeneo» per popolazione più vicino. Allo sconto nazionale si possono poi aggiungere quelli comunali: a Milano, Napoli e Bologna, ad esempio, sono previste aliquote Imu agevolate per gli alloggi affittati a canone ridotto.  
Solo nei prossimi anni, infine, si potrà misurare in tutta Italia l’effetto delle nuove regole per il rinnovo degli accordi territoriali – contenute nel Dm 16 gennaio 2017 – che facilitano il ricorso ai contratti transitori e aggiornano alcuni parametri (ad esempio prevedendo canoni più alti per gli immobili ad alta efficienza energetica). NELLA MANOVRINA 
Il 1° giugno scatterà per tutti gli intermediari – anche quelli online, come Airbnb – l’obbligo di applicare una ritenuta del 21% sugli affitti brevi non superiori a 30 giorni. È una novità della manovrina (Dl 50/2017) che deve ancora essere convertita in legge e il direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, ha spiegato in audizione ai parlamentari che la norma si può applicare senza attendere il provvedimento attuativo (da emanare entro 90 giorni dal decreto, cioè entro il 23 luglio). Considerato però che la ritenuta vale per i contratti «stipulati» dal 1° giugno e che in genere le famiglie si muovono in anticipo, gran parte degli affitti per la stagione estiva 2017 sarà di fatto esclusa.

Il Segretario UPPI Enna
Paolo Gallina

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