A S. Margherita belice, al premio Tomasi di Lampedusa si presenta il romanzo dello scrittore Accursio Soldano

A S. Margherita belice, al premio Tomasi di Lampedusa si presenta il romanzo dello scrittore Accursio Soldano
Ancora un appuntamento letterario a S. Margherita Belice nell’ambito della settimana gattopardiana che precede la consegna del Premio Tomasi di Lampedusa allo scrittore spagnolo Fernando Aramburu. Domani sera 31 luglio, presso la villa comunale della cittadina belicina con inizio alle ore 19.00, sarà presentato il romanzo “La maledizione dell’abbazia di Thelema” dello scrittore siciliano Accursio Soldano. Il libro prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto a Cefalù. Nel 1920 il paese viene sconvolto dall’arrivo di uno straniero che prende in affitto una villa in contrada S. Barbara, appena fuori città. E’ proprio lì che il satanista inglese Aleister Crowley decise di creare la sua Abbazia di Thelema, ovvero il “tempio” dove mettere in pratica le sue idee e accogliere i suoi discepoli. La storia narra che alcuni anni dopo, nell’aprile del 1923, Crowley e i suoi seguaci fuorno cacciati su ordine di Benito Mussolini preoccupato dall’influsso negativo che esercitava sugli abitanti e da una inchiesta della Scotland Yard nata sull’onda di alcuni articoli pubblicati dal giornale inglese Sunday Express che definiva Crowley con l’appellativo di “La bestia 666” . Ma il tempo non sminuisce la paura e coloro che erano presenti alla “cacciata” della setta a distanza di cinquant’anni ancora incolpano quegli influssi malefici per ciò che accade nelle loro vite. Sono in balia de “La maledizione dell’abbazia di Thelema”. Ma arriva un momento in cui bisogna far i conti con il senso di colpa e confessare ciò che si è sempre tenuto nascosto per paura del giudizio degli altri e delle conseguenze che ne sarebbero derivate. E in questo clima di paure e superstizioni anche la confessione di un omidicio troverà giustificazione nell’influsso negativo che l’abbazia di Thelema continua a trasmettere sulla popolazione. Perché siamo sempre alla ricerca di “altri” colpevoli.

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