8° CAMPAGNA DI SCAVI ARCHEOLOGICI NEL VILLAGGIO PREISTORICO DI CASE BASTIONE A VILLAROSA (EN)

8° CAMPAGNA DI SCAVI ARCHEOLOGICI NEL VILLAGGIO PREISTORICO DI CASE BASTIONE A VILLAROSA (EN)

Si è conclusa lo scorso venerdì 27 luglio la 8° campagna di scavi archeologici nel villaggio preistorico di Case Bastione, in territorio di Villarosa (EN). I lavori di questa campagna di scavo, avviati lo scorso 25 giugno e durati 5 settimane, sono stati realizzati dal Comune di Villarosa a seguito di una concessione di scavo triennale, valida quindi fino al 2020, concessa dall’Assessorato regionale per i Beni Culturali di Palermo e formalizzata dalla stipula lo scorso Aprile di una apposita convenzione firmata dal Comune di Villarosa e dalla Soprintendenza per i Beni Culturali di Enna.
Lo scavo è stato diretto sul campo dagli archeologi Enrico Giannitrapani, responsabile scientifico del progetto di indagini del Comune di Villarosa, e Filippo Iannì, entrambi soci della cooperativa Arkeos di Enna, che da anni conducono le indagini a Case Bastione e, più in generale, sulla preistoria della Sicilia centrale. “Da alcuni anni le nostre ricerche a Case Bastione” dichiara Enrico Giannitrapani “si svolgono grazie alle attività della Summer School internazionale “Prehistory in Central Sicily”, organizzata a partire dal 2013 in collaborazione tra Arkeos, il Comune e la Soprintendenza. Quest’anno abbiamo avuto la partecipazione di una trentina di studenti di diverse nazionalità (Italia, Gran Bretagna, Olanda, Finlandia, Bulgaria, Stati Uniti, Australia e Cina) provenienti dai dipartimenti di Archeologia di alcune delle più importanti università italiane e straniere, che hanno scelto di venire a Villarosa per imparare direttamente sul campo le diverse metodologie di scavo e di documentazione delle evidenze archeologiche. In questo senso, la nostra Summer School sta diventando una delle esperienze formative nel campo dell’archeologia applicata più importanti della nostra isola. I partecipanti possono qui mettere in pratica quanto imparato nei loro corsi universitari, dalle tecniche di scavo stratigrafico, alla documentazione informatizzata delle evidenze messe in luce, alla catalogazione e digitalizzazione dei reperti rinvenuti. Oltre alle attività pratiche sul sito e in laboratorio, gli studenti partecipano a visite d’istruzione in alcuni dei più importanti siti e musei archeologici del nostro territorio, oltre ad un intenso programma di lezioni organizzate secondo una prospettiva multidisciplinare, grazie alla collaborazione con esperti e docenti di varie università italiane ed europee che da tempo collaborano con noi per lo studio delle testimonianze rinvenute a Case Bastione”.
Il dott. Giannitrapani continua affermando che “grazie a questa formula innovativa e ‘autosostenibile’ di ricerca sul campo, realizzata grazie alla positiva sinergia sviluppata tra il Comune, la Soprintendenza e la nostra società, per cui volgiamo ringraziare per il continuo sostegno e per la fiducia accordataci dal sindaco Dott. Giuseppe Fasciana, l’assessore Dott. Lucio Notarrigo, e con loro tutta la giunta comunale e il personale del Comune, il Soprintendente l’Arch. Salvatore Gueli e la dirigente della Unità operativa Beni Archeologici Dott.ssa Pinella Marchese, nonché l’Assessore regionale Dott. Sebastiano Tusa, riusciamo a coniugare da un lato una importante occasione di formazione di alto livello e, allo stesso tempo, possiamo proseguire in modo costante le ricerche in uno degli insediamenti di età preistorica più importanti di tutta la Sicilia, quello appunto di Case Bastione. Qui la ricerca è stata avviata nel 2007, quando il sito, insieme ad altri, è stato inserito in un progetto di valorizzazione delle aree archeologiche della valle del Morello, realizzato grazie ai fondi messi a disposizione del PIT 11-496 ‘Enna, turismo tra archeologia e natura’ del Por Sicilia 2000-2006. A seguito di tali indagini, la ricerca è continuata prima grazie ad una convenzione tra la Soprintendenza, il Comune e il Centro Studi di Archeologia Mediterranea di Enna, e quindi, a partire dal 2013, con le attività della Summer School organizzata e diretta da Arkeos”.
L’insediamento di Case Bastione, posto lungo la valle del fiume Morello, uno dei principali tributari dell’Imera meridionale, è stato occupato in modo continuo a partire dal Neolitico finale fino all’antica età del Bronzo, un lungo periodo compreso tra i 4000 e i 1700 anni a.C. Nel corso delle precedenti indagini condotte nel sito è stato possibile indagare e mettere in luce una serie di strutture abitative e produttive databili in particolare alla tarda età del Rame e del Bronzo Antico (2600-1700 a.C.), perfettamente conservate, che hanno restituito un ricchissimo repertorio di oggetti della vita quotidiana, tra i quali numerosissimi vasi, riccamente decorati con evoluti motivi geometri dipinti in nero, tipici di questa fase e attribuibili agli stili di Malpasso, San Ippolito e Castelluccio, ma anche strumenti in pietra e in osso, oltre a diversi strumenti utilizzati in attività complesse come la tessitura, la produzione casearia e la metallurgia.
“Negli ultimi anni siamo concentrati in particolare nello scavo di una grande struttura, la cosiddetta Capanna 5, di dimensioni davvero monumentali, lunga oltre 16 m e larga 8 m, unica nel suo genere in tutta la Sicilia e attribuibile alla metà del III millennio a.C.” prosegue il dott. Giannitrapani “che in parte era probabilmente utilizzata come abitazione e in parte come laboratorio artigianale e produttivo: siamo in attesa dei risultati di una serie di analisi chimiche, fisiche ed archeometriche condotte su campioni provenienti da tale struttura, ma la nostra impressione che questa possa rappresentare una sorta di masseria di oltre 4500 anni fa, dove venivano lavorati e trasformati i prodotti della terra e della pastorizia, quali il grano, l’olio, la lana, i formaggi, in modo non troppo diverso da quanto realizzato nelle fattorie dei nostri tempi. Inoltre siamo convinti, sempre in attesa dell’esito delle analisi, che la comunità di pastori e agricoltori che vivevano in quel periodo a Case Bastione, così come in tanti altri siti noti nella Sicilia centrale, già conoscevano e sfruttavano due delle principali materie prime disponibili in questa parte della Sicilia interna, lo zolfo e il salgemma, ottenuti dai ricchi depositi presenti nei pressi del sito e scambiati lungo rotte commerciali che sfruttavano le ampie vallate fluviali, come quella dell’Imera meridionale e del Dittaino, mettendo in comunicazione questa parte interna dell’isola con le ricche comunità costiere, e da lì con il più ampio bacino del Mediterraneo”.
Descrivendo i risultati dell’ultima campagna appena conclusa, Filippo Iannì spiega invece come “allargando la trincea di scavo già indagata negli anni precedenti verso Nord, allo scopo di mettere in luce il lato settentrionale della Capanna 5, avendone messo in luce fino ad oggi solo l’abside occidentale e parte della porzione centrale della struttura, dove appunto si conservano le strutture produttive prima descritte, abbiamo potuto indagare una serie di livelli d’uso attribuibili ad una fase immediatamente successiva, databile quindi al Bronzo Antico (2300-1700 a.C.), in cui sono state messe in luce alcune grandi fosse, lunghe tra 1,5 e 2 metri, contenenti un spesso riempimento composto da argilla, marne e materiali organici cotti ad alte temperature. Sono stati inoltre rinvenute diverse scorie e scarti di fornace, rappresentati da vasi malcotti, per cui è possibile ipotizzare l’uso di queste fosse come veri e propri forni utilizzati per la cottura dei vasi. Se le analisi in corso dovessero confermare tale ipotesi, si tratterebbe delle più antiche fornaci per la produzione di vasi conosciute in Sicilia”.
Descrivendo quindi i rinvenimenti effettuati quest’anno, il dott. Iannì continua affermando come “insieme alle abbondanti testimonianze relative le produzioni ceramiche realizzate localmente, forse proprio nelle fornaci prima descritte, sono stati rinvenuti alcuni frammenti di vasi sicuramente importati dall’esterno. Già nel passato a Case Bastione sono stati rinvenuti diversi vasi attribuibili al complesso del Bicchiere Campaniforme, stile ceramico che si diffonde in tutto il Mediterraneo occidentale e nell’Europa centrale nel corso del III millennio a.C., e alcuni frammenti di vasi attribuibili alla fase antica dello stile ceramico di Capo Graziano, stile che si sviluppa alla fine dello stesso millennio nelle isole Eolie, ma che presenta evidenti connessioni con l’Egeo e il Mediterraneo orientale. Quest’anno poi, con grande nostra sorpresa, abbiamo rinvenuto alcuni frammenti decorati ad incisione pertinenti forme vascolari proprie dello stile di Cetina, che sempre alla fine del III millennio si sviluppa in ambiente Balcanico, in particolare nelle odierne Albania, Macedonia e Serbia. Il rinvenimento di tali frammenti nella Sicilia centrale apre sicuramente prospettive di ricerca prima non immaginabili e, allo stesso tempo, conferma l’importanza dell’insediamento di Case Bastione, solo apparentemente perso nella parte interna dell’isola, ma in realtà ampiamente collegato a rotte commerciali e di scambi con il più ampio bacino Mediterraneo. È evidente quindi che la comunità che viveva a Case Bastione possedeva una struttura sociale, economica e culturale altamente sviluppata e complessa, che rimane ancora tutta da indagare e comprendere a fondo”.
Completando la loro descrizione delle indagini concluse la settimana scorsa, il dott. Giannitrapani e il dott. Iannì dichiarano infine che “è nostro impegno ora, da un lato a continuare la ricerca in questo importantissimo insediamento anche negli anni successivi. Allo stesso modo, inoltre, offriamo la nostra disponibilità e professionalità al Comune di Villarosa e alla Soprintendenza di Enna al fine di trasformare questo in un vero e proprio parco archeologico, collegandolo con le altre aree archeologiche presenti nella valle del Morello, quali Realmese, Canalotto, Monte Giulfo, oltre che con il diffuso paesaggio dell’archeologia industriale presente nell’area, legata allo sfruttamento dello zolfo e del salgemma, in modo da rendere Case Bastione una nuova e importante risorsa culturale e turistica per la comunità di Villarosa e di tutto l’Ennese. Già nelle prossime settimane lavoreremo con i tecnici dei due enti al fine di predisporre un progetto da presentare alla Regione e alla Comunità Europea per una più ampia valorizzazione e fruizione del sito e, allo stesso tempo, per la nascita a Villarosa di un museo comunale dove esporre i tanti reperti rinvenuti fino ad oggi a Case Bastione”.

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